Torna all'indice! Pagina 4       

Nutriamo almeno una speranza

In questo periodo viviamo con l'orecchio teso verso l'Afganistan, alla ricerca di notizie e di ragioni: perché i terroristi sono arrivati a tanto?
Vorremmo tutti trovare una rapida via d'uscita dal conflitto nel quale si è cacciato, suo malgrado, l'intero pianeta.
In questo contesto, tra le tante angosce che la guerra suscita in molti di noi, dobbiamo coltivare però anche uno spazio per la speranza. Non solo quella di poter vivere in un mondo senza scontri bellici, con meno terroristi e integralisti, ma anche quella di avere una comunità internazionale più consapevole che il divario economico tra i paesi ricchi e quelli poveri è enorme: tale da essere oramai inaccettabile.
Quanto è successo l' 11 settembre è stato organizzato da un esaltato, da un pazzo sanguinario. Ciò che merita una riflessione approfondita è che costui non solo raccoglie consensi tra i fanatici religiosi, ma spesso suscita sentimenti di ammirazione tra le popolazioni più povere del pianeta. Ed è anche questo in fondo che lo fa sentire forte.
Non sarà quindi solo catturando Bin Laden che si risolverà il problema.
Una volta terminata questa operazione dimostrativa contro il terrorismo l'Occidente dovrà trovare nuove forme di dialogo e di cooperazione con il sud del pianeta.
I mezzi di comunicazione di massa, la televisione in primis, hanno annullato le distanze. Un afgano, un pakistano, un indiano hanno oggi modo di vedere la TV collegata con il satellite, possono collegarsi a Internet e, attraverso questi mezzi, possono conoscere il mondo ricco, probabilmente più di quanto noi occidentali conosciamo della loro miseria. Cosa può pensare dei nostri film, delle nostre pubblicità, della nostra opulenta quotidianità chi vive ogni giorno con il pensiero assillante di non riuscire a scaldarsi o a mangiare? E cosa pensa oggi dei nostri aerei invisibili e tecnologicamente meravigliosi, delle nostre bombe intelligenti? Di noi che da dietro i nostri sedicinoni guardiamo questi War-games?
Non possiamo continuare a far finta di non sentire il grido di questi uomini. C'è tanta disperazione là nella foresta, là nella Sherwood del terzo millennio, tanta che il popolo che soffre (i due terzi dell'intera popolazione mondiale) è alla ricerca del proprio Robin Hood.
Questo oggi è più chiaro.
Lo ha capito per primo un mostruoso criminale. Un uomo ricchissimo, spregiudicato e folle, che speriamo di catturare presto. Dopo, però, cerchiamo soluzioni capaci di risolvere il problema alla radice, altrimenti le vittime di New York, e le lacrime dei loro familiari non saranno servite a nulla.

Paolo Fadelli

Pagina PRECEDENTE

Pagina SUCCESSIVA