|
E' il ceppo di Natale, quello che si accendeva nel grande camino
nero della mia cucina (casa di S. Vitale;
via, ora, Angel dal Fuoco) la sera della
Vigilia, per riscaldare l'ambiente nel
quale si faceva il "cenone";
si diceva che a quel ceppo sarebbe poi
passato a scaldarsi, nella notte santa,
il Bambino Gesù.
Sto per arrivare, spero, al mio 75°
Natale e indulgo, da anziano, a un po'
di poesia e di sentimento. Mi affido,
perciò, alla comprensione dei
lettori, che, se non me la danno, possono
subito voltare pagina.
Ma il Natale, si sa, è
una miniera di ricordi. E non solo.
* Ricordo, dunque, il mio ultimo Natale in seminario.
Allora, cinquantatré anni fa,
si restava in Seminario tutto l'anno,
feste grandi comprese. E, per noi, la
vita di Seminario era come l'Avvento,
un periodo di grande attesa dell'"evento"
della nostra vita.
Dovette essere per questo che, nell'Avvento
del 1948, mi sentii scorrere una vena
di poesia e di notte, a occhi aperti
nella penombra del camerone, mi venne
in mente di scrivere "La canzone
del mio ceppo". Sentivo di essere
arrivato a un passaggio molto importante
della mia vita e, dentro, avevo l'urgenza
di esprimere qualcosa, forse un addio
o un programma.
C'era allora nel Seminario Regionale
di Fano l'abitudine, tra le altre iniziative
natalizie, di indire un concorso di
poesia. Mai vi avevo partecipato, ma
quell'anno, sì, lo volli.
Non parlo delle difficoltà incontrate:
avevo molte idee, ma tradurle in versi
Poi bisognava superare parecchie difficoltà
tecniche; per esempio, presentare il
lavoro battuto a macchina e io non sapevo
scrivere a macchina. Ma, lasciamo perdere:
la volontà me le fece superare
tutte, con un po' d'ingegno. Addirittura
finii per presentare al concorso due
poesie, la seconda su S. Francesco di
Assisi, oggetto in quel periodo di uno
studio personale sul libro "S.
Francesco d'Assisi" dello scrittore
danese G. Joergensen.
* "La canzone del mio ceppo"
voleva proprio essere una "canzone"
leopardiana, in versi settenari con
qualche endecasillabo e con ritornello:
"Ceppo del mio
Natale,
mai mi potrai mancare!"
Cominciava con qualche pennellata di colore
sul "cenone" (tintinnio insolito
di piatti e stoviglie
); mi ritrovavo
con babbo e mamma intorno alla "cara
mensa"; alla fine giuocavamo alla
tombola e ricordavo la mia domanda: "Ma
perché vinco sempre io?";
poi ci si sedeva attorno al camino e dal
ceppo, mentre mi addormentavo, "le
scintille, come angeli, salivano su su
su
Ceppo, è venuto il piccolo
Gesù?". A questo punto la
canzone - di cui non ho copia, almeno
che io sappia, e che non so a memoria
- entrava nel tema che più mi stava
a cuore: sì, il "piccolo Gesù"
era venuto e io non avevo detto "no"
alla sua proposta: "al cor fanciullo
- occhi sognanti al buio - disse arcane
parole
". E questo era il motivo
per il quale in Seminario avevo trovato
un "nuovo ceppo", cioè
una nuova famiglia, nella quale mi sentivo
affratellato con chi, insieme a me, camminava
"con la mia ansia, con la mia certezza".
Poi la domanda: "Ma nel domani? Mi
troverò solo?".
L'ultima strofa diceva in sostanza - mi
piaceva, mi sembrava bella, ma non la
ricordo! - che il mio impegno per i miei
fratelli uomini mi avrebbe dato una nuova
famiglia. E concludevo:
"Sì, tutto
questo vale
un ceppo di Natale".
* Quell'anno
avevamo concorso in pochi. Il professore
di Lettere del Liceo, il prof. Ippolito
Crivellucci, disse - mi riferirono -
che, in mancanza di meglio, la poesia
poteva essere classificata prima. Forse
anche l'altra sarebbe potuta riuscire
seconda, ma, visto che doveva trattarsi
del medesimo autore, ne fu premiata
una in dialetto di un mio caro amico
di Fossombrone, don Primo Polverari,
ormai andato a cantare in Paradiso.
E' strano: quella canzone, con le sue
vicende, mi sembra tradurre un po' tutte
le vicende della mia esperienza umana
di prete: riuscire mediocre in tutto,
pur dovendomi regolarmente impegnare
in prima fila, per deludere molti, se
non tutti.
Ma "La canzone del mio ceppo"
rimane il mio programma e forse, ormai,
il mio testamento.
Per questo l'ho voluta raccontare. Chi
sa che qualcuno non decida di farsi
prete?
|