|
N.B. Nella copertina del Settembre
scorso (n. 264 de "La nostra valle")
abbiamo riportato l'immagine del quadro
in oggetto. Avremmo desiderato anche
pubblicare la scheda con la quale il
quadro è stato recensito nel
"Quaderno della Soprintendenza
di Urbino" dal titolo "Opere
restaurate 1999-2000", da Alessandro
Marchi.
Ora che il Soprintendente Paolo
Dal Poggetto ce ne ha dato gentilmente
il consenso, pubblichiamo la scheda,
molto utile per meglio apprezzare l'opera
che, tra le altre, arricchisce la nostra
chiesa di S. Francesco.
Grazie all'impegno di Benedetta Montevecchi questa pala d'altare,
splendida e superba è finalmente
restaurata e recuperata integralmente
alla visione. L'egregia pulitura, condotta
da Letizia Bruscoli, ha restituito a
Pergola un'opera di grande pregio, certo
uno dei vertici della pittura baroccesca
nell'entroterra pesarese.
Fu vastissima nel territorio intorno
Urbino, per largo raggio, la diffusione
del baroccismo; di continuo chiese,
cappelle e conventi restituiscono opere
di sapore baroccesco, tante ed ai più
diversi livelli di qualità; nella
miriade delle quali si dovrà
ben mettere ordine un giorno o l'altro.
Fra le molte, la pala che qui si presenta,
è forse una delle più
belle, delle meglio caratterizzate,
delle più originali: tanto che
- a ben guardare - il baroccismo è
forse solo uno dei suoi aspetti, il
più esteriore ed evidente, altre
e più composite sono le varianti
dello stile: manifestazione di una personalità
ricca di esperienze, svolte in ambienti
lontani dalla Urbino dell'ultimo cinquecento.
Nella tela si respira un'aria tutto
sommato `sistina', un clima che rimanda
al fatidico quinquennio governato dal
papa di Montalto. Sistina l'iconografia
con la rappresentazione dell'allegoria
del cordone di San Francesco (il cordone
che il Bambino sta porgendo al Santo
in primo piano). Codesta evenienza dimostra
il dipinto legato "alla costituzione
della Confraternita dei Cordiglieri,
fondata da Sisto V nel 1585 con la Bolla
Ad perpetuam rei memoriam. Il
Papa volle che questa devozione fosse
propria dei Minori Conventuali e ordinò
al ministro generale dell'Ordine di
diffonderla, stabilendo che ogni nuova
confraternita partecipasse delle medesime
indulgenze concesse alla prima, istituita
ad Assisi. Forse proprio per ricordare
il decreto sistino appena promulgato,
venne commissionata ad Agostino Carracci
una stampa che ne riproponeva i contenuti
in chiave figurativa. E' probabile che
l'elaborata iconografia, ricca di significati
allegorici e propagandistici, illustrati
da varie scritte, fosse stata suggerita
dallo stesso Generale dei Minori Conventuali,
fra' Nicolò Cicaglia, cui la
stampa è dedicata. L'incisione
ebbe una immediata e vastissima diffusione,
venne riproposta da una copia di Giulio
Goltzius e il suo tema iconografico
fu copiato da numerosi pittori"
(B. Montevecchi, Ercole Ramazzani,
in Le arti nelle Marche al
tempo di Sisto V, catalogo a cura
di P. Dal Poggetto, Milano 1992, p.
301).
Il nostro artista devia decisamente
dall'iconografia divulgata a mezzo dell'incisione
sistina: inventa una nuova composizione,
seppure organizzata in maniera piuttosto
elementare, in due piani sovrapposti,
con l'accortezza però di lasciare
tra le due cortine di santi `a piano
terra', lo spazio per un bellissimo
squarcio di paesaggio collinare. Oltre
una radura rabbuaita, una chiesetta
rurale con in luogo dell'abside semicircolare
`romanica', una sorta di rotonda all'antica
(simile al mausoleo di Cecilia Metella
sulla via Appia); un trapianto di campagna
romana ai piedi del Catria.
Ora tutte le coordinate sembrano aver
preso la giusta direzione ed il profilo
del pittore, almeno a grandi linee,
può ben essere schizzato in questi
termini: pittore baroccesco marchigiano
(probabile allievo in Urbino di Barocci
stesso), pratico dell'ambiente sistino
romano, attivo nell'ultimo quarto del
`500 e primi anni del `600.
Ecco il ritratto di Antonio Viviani
urbinate, nato nel 1560, dal 1581 documentato
fra i pittori barocceschi e tardo-manieristi
impegnati nella decorazione dell'Oratorio
della Santissima Annunziata di Urbino,
dopo il 1585 a Roma, arruolato nelle
decorazioni ad affresco della Biblioteca
Sistina, Scala Santa e Palazzo Lateranense,
in seguito altalenante fra Roma ed Urbino;
si procurò l'infelice epiteto
di "Sordo" per la menomazione
contratta dipingendo ad affresco, sempre
a contatto con l'umidità (dice
il Baglione: "in dipingere sempre
a fresco, e star nell'humido de' muri
a lavorare").
Luciano Arcangeli (in Andrea Lilli
nella pittura delle Marche tra Cinquecento
e Seicento, catalogo della mostra
a cura di L. Arcangeli, Roma 1985, p.
107) lamentava la difficoltà
di riordinare in sequenza le opere mobili
attribuite a Viviani; l'unico fra i
barocceschi a praticare con grande successo
la pittura ad affresco, in imprese consequenziali
ben documentate.
Credo però che, fra le molte
attribuzioni spurie o inconsistenti,
accanto alla bellissima pala di San
Donato extra muros di Urbino - recensita
appunto dallo studioso fra i punti fermi
nel catalogo di Viviani - possa ben
figurare la nostra tela francescana
di Pergola, sia per le numerose fisionomie
angeliche sovrapponibili, sia per le
torsioni costruite delle teste dei santi
- rimarcandone i contorni da un prontuario
abilmente confezionato sugli originali
di Barocci - sia, infine, per la calibratissima
orchestrazione delle tinte, tutte terrose,
macerate di bigi e rosati, di verdi
acidi e giallastri luminosi.
E' probabile che la tela sia stata dipinta
dal Viviani nell'ultima parte della
sua vita, poco oltre il 1613/14, all'epoca
del suo definitivo rientro in Urbino
dalla capitale. Nulla soccorre storicamente,
a Pergola tacciono ad oltranza le carte.
Oltre qualche laconica citazione l'opera
è sostanzialmente inedita (S.
Sebastianelli, Richiesta per un Museo
e una Pinacoteca a Pergola, Urbino
1967, p. 28: "Una Vergine e Santi,
ed altre di scuola baroccesca";
N. Cecini, Pergola Lettura della
Città e del territorio, Pergola
1982, p. 114: "Madonna del cordone
di chiara ascendenza baroccesca e buon
esempio di pittura devozionale").
Alessandro Marchi
Antonio Viviani detto Il Sordo (Urbino 1560 - 1620)
Madonna in gloria
col Bambino e Santi Francesco, Antonio
di
Padova, Chiara ed
Elisabetta d'Ungheria
Olio su tela, cm 328 x 219
|