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Domenica, 25 novembre, solennità di Cristo Re, alle ore
18, la popolazione di Pergola ha assistito,
in Cattedrale, ad una solenne celebrazione
dei Vespri nei due riti, cattolico e
greco-ortodosso per la visita di Sua
Eminenza Gennadios Zervos, Metropolita
Ortodosso d'Italia ed Esarca dell'Europa
Meridionale.
Era accompagnato dal Vescovo della nostra
Diocesi Vittorio Tomassetti; hanno animato
la celebrazione i Monaci di Fonte Avellana,
insieme a numerosi sacerdoti del posto.
Hanno presenziato al Sacro Rito, con
i loro gonfaloni, i Sindaci di Pergola,
San Lorenzo in Campo, Frontone, Serra
Sant'Abbondio e Arcevia.
I contatti con la Chiesa Greco-Ortodossa,
riallacciati grazie al culto comune
di San Demetrio Megalomartire, del quale
sono state ritrovate le Reliquie nell'antica
basilica di San Lorenzo in Campo, sono
diventati sempre più frequenti
grazie alla instancabilità operosa
di Mons. Araldo Angeloni.
Poiché il Pontefice ha più
volte manifestato ardentemente il desiderio
di poter giungere alla riunificazione
delle due Chiese, il culto di San Demetrio
è, senz'altro il "trait
d'union" per il raggiungimento
di questa tanto desiderata unità.
A Lui dovremmo rivolgere le nostre preghiere,
perché Dio non può negargli
la grazia di saldare l'anello spezzato
in quel lontano 1054, senz'alcun grave
motivo, fra la Chiesa di Roma e quella
di Costantinopoli.
Allora i Pontefici romani, tutti presi
dalla lotta ingaggiata contro gli imperatori
per la priorità delle investiture
dei Vescovi, non diedero alcuna importanza
ad una discussione di carattere teologico
e le scomuniche furono reciproche. Quando
si accorsero dell'errore commesso era
ormai troppo tardi.
Allora soltanto un povero grande eremita
vivente in preghiera, fra i lupi, nelle
grotte del nostro Catria, si rese conto
della gravità di questa separazione.
Fu San Pier Damiani; egli si affrettò
a scrivere un libretto dal titolo: "Contra
errorem Graecorum de processione Spiritus
Sancti", dando una spiegazione
del "Filioque" nel
simbolo occidentale dello Spirito Santo,
il quale, per la Chiesa Romana, procederebbe
dal "Padre" e dal "Figlio",
mentre per la Chiesa greco-bizantina
soltanto dal Padre. Una questione teologica
che noi, oggi, definiremmo di lana caprina,
già affrontata in passato e mai
risolta, ma che serviva a nascondere
una realtà ben diversa che era
quella della separazione della Chiesa
di Costantinopoli, ancora, ma per poco,
centro dell'Impero, dalla dipendenza
di Roma.
Lo scritto di San Pier Damiani, molto
conciliante, rimase lettera morta e,
per la noncuranza delle due parti di
trovare un punto d'accordo, la divisione
divenne uno stato di fatto che dura
ormai da quasi un millennio.
Tuttavia un tentativo di riunificazione
delle due Chiese fu avviato durante
il Concilio di Basilea ed ebbe per protagonista
anche un nostro concittadino: il Vescovo
di Parma, Delfino, figlio di Angelo
dal Foco, condottiero al servizio di
Filippo Maria Visconti.
Durante la Venticinquesima sessione
del Concilio, il 5 maggio dell'anno
1437, Delfino venne eletto a far parte
di una commissione, composta di cinque
vescovi, incaricata di prendere contatti
con una rappresentanza di religiosi
greco-ortodossi, che, in quel periodo,
sembravano disposti ad iniziare delle
trattative per rientrare nel grembo
della Chiesa romana.
Nella prima fase delle trattative fu
concordata come sede la città
di Ferrara; successivamente fu spostata
a Firenze.
Per soddisfare alle incombenze del nuovo
incarico, Delfino dovette recarsi due
volte in Oriente: la prima volta a Costantinopoli,
la seconda in Grecia.
Nell'anno 1438 arrivò in Italia
il Cardinale Bessarione, come capo della
delegazione, e successivamente lo seguirono
molti altri uomini illustri che con
il loro insegnamento contribuirono a
risvegliare l'interesse e lo studio
della lingua, della filosofia e della
cultura greca. La conquista di Costantinopoli,
da parte dei turchi, rese inutile ogni
trattativa e, da allora, non fu più
ricercata un'occasione propizia che
rendesse possibile il ritorno del Figliol
Prodigo nella casa del Padre.
Pertanto anche l'opera di Delfino non
ebbe seguito e, come ci ricorda Leopardi:
"tutto al mondo passa e quasi
ombra non lascia".
Tuttavia è un dovere, per noi
concittadini, conservare la memoria
delle opere meritevoli dei nostri antenati.
In questo caso vorrei ricordarle, insieme
a quelle del padre, parafrasando i versi
di un nostro poeta "immaturo".
Ambedue "resero illustre il
nostro bel Cesano,
l'un con la spada
l'altro con la Croce in mano".

Il Metropolita Ortodosso Gennadio
Zervos
ed il Vescovo della nostra Diocesi Vittorio
Tomassetti
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