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Un amico mi ha confessato:
"Quando sento la sigla musicale
che annuncia il telegiornale mi `tocco'
ripetutamente - istintivamente corro
a fare scongiuri per propiziare notizie
meno catastrofiche. Il gesto - conclude
sconsolato - serve ben poco poiché
sul teleschermo insistono ostinatamente
facce da `iettatori' che non si stancano
mai di ripetere `rosari' interminabili
di nefandezze d'ogni genere".
Anch'io, anche se non ricorro agli scongiuri,
convengo con lui che i telegiornali
così come sono offerti finiscano
per seminare tristezza, nevrosi e fobie
a piene mani.
"Noi - dichiarano i giornalisti
- riportiamo i fatti per quel che sono,
anzi abbiamo il dovere professionale
di scoprire i veli che artatamente possano
ammorbidire la crudezza dei fatti stessi.
La denuncia dei mali dell'umana società
- sentenziano convinti, dimenticando
che esiste il plagio - deve servire
a correggere le tentazioni malavitose,
che, più o meno nascoste, convivono
nell'uomo".
Guai ad obiettare - giornali e giudici
appartengono a poteri che non sbagliano
mai.(?)
E' pur vero che il giornalismo dovrebbe
essere soprattutto una missione e chi
l'esercita ha il diritto di non subire
remora alcuna e di poter comunicare
in piena libertà poiché
non c'è libertà per nessuno
ove la notizia è sottoposta al
filtro di interessi particolari.
Comunque la deontologia professionale
dovrebbe consigliare una moderazione
dei toni e dei termini: la notizia non
dovrebbe essere offerta come un prodotto
qualsiasi che ogni giorno viene propagandato
sui teleschermi con volumi alterati
e con uso smodato di superlativi e immagini
pruriginose.
E la reiterazione ossessiva dei fatti
più riprovevoli?
E poi non tutti i giornalisti sono deontologicamente
corretti, non tutti sono immuni da tentazioni
politiche. Vedi il caso clamoroso del
presidente Leone: l'ipotesi di corruzione
(leggi incriminazione) venne pubblicata
per giorni e giorni a caratteri cubitali
a tutta prima pagina, la sua assoluzione
comparve in terza su due colonne, la
riabilitazione
post mortem.
"L'editore deve vendere, il giornalista
deve essere pagato profumatamente"
- rispondono i responsabili - "non
si può pretendere un bollettino
parrocchiale
e poi noi confezioniamo
il prodotto che vuole la gente".
L'amico sembra rassegnato a queste argomentazioni
e conclude: "Mi vien voglia di
spegnere il televisore e di non comprare
giornali, ma sono convinto che non sia
sufficiente per sottrarsi ai messaggi
che oggi invadono qualsiasi intimità".
Poi riflette un po' e
"Pensa
come sarebbe bello se tutti gli editori
andassero falliti - vorrebbe dire che
il mondo è diventato un paradiso
e che i fatti sconvolgenti appartengono
al passato per cui i giornalisti dovrebbero
cambiare mestiere per mancanza di notizie".
Convengo che sarebbe bello esserci liberati
dallo stillicidio di necrologi e di
"veglie funebri" ma
saremo sicuri di esserci liberati anche
dai prodotti della fantasia, dell'invenzione,
dell'insinuazione perfida di un punto
interrogativo?
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