Il contadino di
un tempo collegava sempre linverno alla paura di andare incontro al freddo ed alla
fame. Tutti conoscevano e ricordavano il vecchio proverbio:
"Fino a Natale
non cè né freddo né fame,
da Natale in là
freddo e fame in quantità" |
Ai primi freddi non
ci si faceva caso, ma quando a dicembre si faceva sentire il vento di tramontana allora
incominciavano i guai per le persone, per gli animali e anche per le cose.
Spesso il vento era così forte che faceva ondeggiare paurosamente i pagliai e minacciava
di buttarli a terra; allora era un corri corri per puntarli con stanghe e reale.
Poi arrivavano le grandi nevicate e con la bora si formavano le alte "rufine"
(refoli di neve) che era unimpresa rimuovere.
Non si poteva neanche pensare di aprire, fra tanta neve, la strada con la
"lupa", tirata dai buoi che affondavano fino alla pancia.
I vecchi ricordavano che nel 1929, lanno del nevone per fare il pane hanno dovuto
scavare delle trincee vere e proprie per arrivare alle capanne dove cera il forno e
che hanno bruciato molte fascine per liberare dalla neve solo la parte terminale del
comignolo.
Raccontano che quella neve, fuori da ogni immaginazione, era un vero problema per sfamare
i maiali e gli animali da cortile che stavano rinchiusi nelle stallette, senza parlare
dellacqua che per molti giorni lhanno ottenuta sciogliendo la neve.
A quei tempi era difficile difendersi dal freddo anche con gli indumenti pesanti, compresi
gli scarponi, le fasce e gli ampi mantelli allora in uso.
Un anno cè stato un inverno con il freddo così intenso che si sono seccati tutti
gli ulivi del fondo.
Nonno raccontava che "Ntogno Poggiaioli" era rimasto stecchito su un
"oppio" mentre stava potando.
Era rimasto accovacciato con le mani che stringevano i rami.
Una donna passando sulla strada e vedendolo gli chiese: "E freddo,
Ntogno?" Non ebbe risposta, ma vedendo oscillava (mosso dal vento) pensò che gli
avesse risposto di no! Ntogno, a dir il vero mingherlino, si era sposato con la Rosa che
non era affatto bella.
Erano non solo i lineamenti della faccia dei due ad essere irregolari, ma cera anche
il fisico che faceva contrasto: lei era un donnone con un sedere spropositato, lui era
così striminzito da sembrare un cardellino.
Quando si vedevano in giro insieme la gente diceva che erano labbondanza e la
carestia che andavano a braccetto.
Fra marito e moglie si davano del "voi" come era uso a quei tempi e fra i due
non cera mai stato un ben che minimo dissidio, dopo tanti anni di matrimonio.
Tutti ricordano ancora il ritornello che Ntogno ripeteva alla Rosa:
"Brutto io e
brutta voi,
brutta razza farem noi" |
Ma Ntogno e la Rosa
non generarono brutta razza, perché non ebbero figli.
Ntogno è ancora ricordato dalla gente del luogo per quel cenno negativo, quando la donna
gli aveva chiesto se aveva freddo.
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