Carissima
Redazione, colgo sin da ora l'occasione per ringraziare sentitamente don Lino per la
disponibilità dimostratami, accogliendo la mia richiesta di ricevere un autorevole parere
sul confronto che vedeva faccia a faccia la Sacra Sindone e Padre Pio. Vorrei invece
questa volta indirizzare l'attenzione dei lettori de "La nostra Valle" su
importanti questioni che investono la nostra società. Nel rispetto delle esigenze di
spazio che la Redazione ha espresso, cercherò di rendere il più possibile corrette ed
esaurienti le sintesi che vertono sulla legge per le donazioni di organi.
Col licenziamento da parte di un
ramo del Parlamento del testo di legge che regolamenta le donazioni di organi si sono
subito creati due fronti contrapposti o, se volete, due distinte correnti di pensiero.
Pur essendo entrambe favorevoli
ad una maggiore sensibilizzazione di tale tema e volte alla tutela del malato in attesa di
un trapianto, sono frutto di impostazioni distinte.
Da un lato, la volontà di
mettere al primo posto l'interesse del malato: la procedura richiesta per legge sarebbe
quindi quella di far pervenire a tutti i cittadini maggiorenni un quesito dal quale
risulti la volontà o meno di donare i propri organi dopo la constatazione dell'avvenuta
morte celebrale ed in questo caso è il principio del "silenzio-assenso"
- secondo il quale una mancata risposta, sia essa potenzialmente favorevole o contraria -
determina l'espianto degli organi dal defunto in caso di necessità.
L'intento di far prevalere il
principio di inviolabilità della persona, eventualmente donatrice: anche in questo caso
la procedura rimarrebbe la stessa descritta in precedenza, ma verrebbe meno l'impostazione
derivata dal "silenzio-assenso", e, una mancata risposta, sarebbe intesa
come una decisione contraria alla donazione. Il punto cruciale è la visione prioritaria
della soggettività del singolo, unico soggetto decisionale (al di là di convinzioni
religiose) verso ogni disposizione del proprio corpo.
Ritengo l'approvazione della
legge sui trapianti, così come è stata votata un errore. Infatti il principio su cui si
basa ("silenzio-assenso") non è l'unica via verso una maggiore
sensibilizzazione dei cittadini e una maggiore tutela del malato.
Non è infatti solo andando
contro l'inviolabilità personale o "lottizzando statalmente" il proprio (forse
non più!?!) corpo che si indirizza la gente verso un sostegno più completo ai bisognosi
in lista d'attesa. C'è bisogno di ben altro! |