Torna all'indice! Pagina 3        


La Redazione de "La nostra Valle" crede opportuno in questo numero porre come articolo di fondo la scheda di Catechesi, nella convinzione di trovare in essa la traduzione più bella e vera di quell’augurio pasquale che, quale bollettino interparrocchiale, sente di voler presentare a tutti i suoi lettori e a tutte le famiglie.

Buona Pasqua di Risurrezione
religiosa, civile, sociale!

 

VIENI AL PADRE

Schede di Catechesi di Don Lino Ricci

4a scheda

 

"Ritorno": sarà questo, dopo le schede iniziali di "Contemplazione", il tema di altre tre schede, suggerite dall’Anno del Padre e dalla Quaresima in corso.
"Tornerò da mio Padre": è il proposito del figlio prodigo, che prende finalmente atto della sua situazione.

* "Il figlio più giovane... partì per un paese lontano".

Non occorrono sofisticate ricersche sociologiche o statistiche per accorgersi che oggi prosegue un consistente movimento di allontanamento da Dio.
Se nella seconda metà del nostro secolo abbiamo potuto vedere, nel primo dopoguerra, un periodo nel quale sembrava che ci fosse un rifiorire del senso religioso, ben presto abbiamo dovuto constatare, proprio all’interno di quella stessa tendenza, i sintomi di un malessere morale, di cui non è il caso di fare la diagnosi, ma del quale possiamo indicare le cause nella progressiva crescita di un materialismo non solo ideologico, ma più ancora pratico; nell’illusione di conquiste scientifiche, che hanno fatto credere all’uomo di poter ormai tutto osare e tentare; in una corsa sfrenata al benessere, che è sembrato diventare l’unico scopo della vita, nell’affermarsi prepotente di una mentalità libertaria e permissiva, favorita in modo spesso strumentale dal mondo della politica, del commercio, dello spettacolo.
La tentazione dell’inizio: "Sarete come Dio" si è ripresentata con la virulenza di sempre; la storia del figlio "sprecone", che aspira a una libertà assoluta, pretende di usare dei beni senza alcun freno di limite o di prudenza, considerandoli non come "doni", ma quali "diritti" ed esigendoli in modo individualistico, egoistico, a vantaggio di chi più può e osa, si è ripetuta ed è quasi il simbolo dell’uomo contemporaneo.
I giovani crescono paurosamente con questa mentalità e la nostra situazione sociale assume sempre più le caratteristiche bibliche di una Babele che costruiamo sfidando il cielo, ma anche aumentando contrapposizioni, incomprensioni, violenze, guerre...
Una cosa è certa: oggi noi sprechiamo tutto: salute, beni materiali, risorse energetiche, valori fondamentali, quali famiglia, onestà, serietà, solidarietà fraterna, ricchezze naturali come acqua, equilibri ecologici, capacità di dominare gli istinti, amore umano, sensibilità, senso della misura...
Ci riduciamo in miseria.
Il male non è più soltanto personale; diventa sempre più sociale. La sua dimensione non si estende solo a singoli o a gruppi, ma si allarga a tutta la comunità e, come morbo contagioso, si attacca anche ai continenti della povertà e del sottosviluppo, ai quali i popoli ricchi negano per un verso l’aiuto economico e sociale di cui hanno bisogno, mentre per l’altro fanno balenare davanti l’illusione di un progresso, di una presunta civiltà, che sempre più rivela gli aspetti negativi della loro e aumenta i rischi di guerre, violenze, stragi, pulizie etniche...
Il corrispettivo biblico di "diluvio universale", di "Sodoma e Gomorra", di "Apocalissi", l’abbiamo già sperimentato in due guerre mondiali, nei campi di sterminio, nelle violenze razziali, nelle varie forme di perversione e di malvagità.
Occorre un "esame di coscienza", che ci porti a una valutazione realistica della situazione e che ci apra gli occhi: "Io qui muoio di fame".
Allora potrà esserci un ritorno al Padre, un movimento che, partendo da una nuova evangelizzazione, riprenda a formare singole coscienze, gruppi cristiani, comunità apostoliche forti nella fede e coerenti nella pratica.
Tutto questo è possibile. Anzi, è sicuro.
La storia biblica ci parla anche di Esodo, di ritorno dall’esilio, di ricostruzione del tempio e della "santa città" da parte di un popolo, che si commuove e si rinnova, perchè ricomprende la bellezza e la gioia di valori autentici perduti.
Questo "ritorno" è dono di Dio, ma anche risposta degli uomini. E’ insieme grazia divina e recupero di saggezza umana. Richiede riflessione e impegno, apertura di occhi e volontà di camminare. E’ Il cammino simboleggiato dalla Quaresima, che si conclude nella Pasqua.

* "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio".

Già in questo proposito di preghiera sta la salvezza: esprime tutta la nostalgia della "Casa del Padre".
Non ci siamo ancora accorti che tutto il nostro scontento, tutta la rabbia, che spesso si esprime in atti di violenza, di morte, di autodistruzione, tutta la voglia di uscire da noi stessi e di drogarci nelle varie droghe del nostro tempo - chiasso, alcol, sesso - altro non sono che segni di un vuoto da riempire, di una pienezza da raggiungere, di una liberazione da realizzare e che solo il ritorno al Padre ci potrà dare.
Un Padre qual è quello della parabola più bella del vangelo: un Padre vicino al quale nulla ci manca; un Padre che, unico, in assoluto, rispetta la nostra libertà; ma un Padre che ci aspetta, perchè ci ama.

 

Pagina PRECEDENTE

Pagina SUCCESSIVA