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  Riflessioni...

      di Eugenio Marcucci

 

Delle tanta riforme in lista d’attesa, ce n’è una che può essere considerata "la madre di tutte le riforme: creare (o ristabilire) un buon rapporto fra il cittadino e lo stato.
Nella "città ideale" lo Stato è al servizio del cittadino, ne interpreta i bisogni e corrisponde alle sue aspettative. Il cittadino osserva le leggi, contribuisce alla spesa comune e, per difendere la libertà di tutti, è disposto perfino al sacrificio della vita.
Bello, eh? Purtroppo accade solo nei sogni. Da moi la realtà è diversa. Lo Stato non servitore ma padrone, spesso arrogante e dispotico, e il bene della collettività sembra l’ultimo dei suoi pensieri; il cittadino appena può si sottrae agli obblighi che gli spettano, evade le tasse e, dovesse scoppiare una guerra, trova il modo di imboscarsi. I dipendenti pubblici, quando dispongono di una briciola di potere, se ne servono il più delle volte per giocare com il gatto con iltopo e alla fine, si sa, è invariabilmente il povero sorcio a soccombere.
C’è una sorta di "conflittualità permanente" fra i due soggetti. Se il Fisco vi perseguita, potete inoltrare un bel ricorso, così vi infilate in un tunnel da cui uscirete a fatica. Se incappate nelle maglie della giustizia, anche da semplici testimoni, ne avrete guai per almeno dieci anni. Se vi rivolgete a qualche struttura sanitaria per un esame urgente, otterrete un appuntamento dopo sei mesi. Se vostro figlio va all’Università, il suo tempo sarà occupato poco nello studio e molto nelle incombenze burocratiche e nell’attesa dei Professori che hanno tutt’altro da fare e pare che insegnino nei momenti liberi.
Nel caso che un commerciante si veda piombare in negozio una pattuglia della Guardia di Finanza, per quanto abbia i conti in ordine, gli verranno i sudori freddi: nella giungla delle leggi, dei regolamenti, delle circolari, c’è sempre il trabocchetto. I debiti lo Stato nonli paga mai pronta cassa, ma quando e come vuole; ai suoi funzionari è lecito sbagliare senza per questo rimetterci il posto o lo stipendio. Al contrario, i cittadini non sfuggono alla mannaia dei termini di scadenza e i loro errori costano cari.
E’ la diffidenza reciproca il sentimento che predomina nei rapporti fra Stato e cittadino e quest’ultimo è considerato, per principio, in malafede. Si spieaga, quindi, chwe chi assiste a un reato o solo a un incidente stradale preferisce star zitto e farsi i fatti suoi per non correre il rischio di trovarsi, non si sa come, colpevole.
Esagerazioni? Mica tanto, basta leggere i giornali.
I sogni non hanno confini. Volano alto e spaziano in luoghi dove i cittadini obbediscono alle leggi e pagano volentieri le tasse avendone in cambio, in proporzione, servizi efficienti e soprattutto rispetto e fiducia. E dove quelli cge agiscono in nome dello Stato, dal più alto in grado al più piccolo, ascoltano le ragioni dei cittadini e non li prendono per sudditi da torchiare sempre e comunque.
Sogni.

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