Delle tanta
riforme in lista dattesa, ce nè una che può essere considerata "la
madre di tutte le riforme: creare (o ristabilire) un buon rapporto fra il cittadino e lo
stato.
Nella "città ideale" lo Stato è al servizio del cittadino, ne interpreta i
bisogni e corrisponde alle sue aspettative. Il cittadino osserva le leggi, contribuisce
alla spesa comune e, per difendere la libertà di tutti, è disposto perfino al sacrificio
della vita.
Bello, eh? Purtroppo accade solo nei sogni. Da moi la realtà è diversa. Lo Stato non
servitore ma padrone, spesso arrogante e dispotico, e il bene della collettività sembra
lultimo dei suoi pensieri; il cittadino appena può si sottrae agli obblighi che gli
spettano, evade le tasse e, dovesse scoppiare una guerra, trova il modo di imboscarsi. I
dipendenti pubblici, quando dispongono di una briciola di potere, se ne servono il più
delle volte per giocare com il gatto con iltopo e alla fine, si sa, è invariabilmente il
povero sorcio a soccombere.
Cè una sorta di "conflittualità permanente" fra i due soggetti. Se il
Fisco vi perseguita, potete inoltrare un bel ricorso, così vi infilate in un tunnel da
cui uscirete a fatica. Se incappate nelle maglie della giustizia, anche da semplici
testimoni, ne avrete guai per almeno dieci anni. Se vi rivolgete a qualche struttura
sanitaria per un esame urgente, otterrete un appuntamento dopo sei mesi. Se vostro figlio
va allUniversità, il suo tempo sarà occupato poco nello studio e molto nelle
incombenze burocratiche e nellattesa dei Professori che hanno tuttaltro da
fare e pare che insegnino nei momenti liberi.
Nel caso che un commerciante si veda piombare in negozio una pattuglia della Guardia di
Finanza, per quanto abbia i conti in ordine, gli verranno i sudori freddi: nella giungla
delle leggi, dei regolamenti, delle circolari, cè sempre il trabocchetto. I debiti
lo Stato nonli paga mai pronta cassa, ma quando e come vuole; ai suoi funzionari è lecito
sbagliare senza per questo rimetterci il posto o lo stipendio. Al contrario, i cittadini
non sfuggono alla mannaia dei termini di scadenza e i loro errori costano cari.
E la diffidenza reciproca il sentimento che predomina nei rapporti fra Stato e
cittadino e questultimo è considerato, per principio, in malafede. Si spieaga,
quindi, chwe chi assiste a un reato o solo a un incidente stradale preferisce star zitto e
farsi i fatti suoi per non correre il rischio di trovarsi, non si sa come, colpevole.
Esagerazioni? Mica tanto, basta leggere i giornali.
I sogni non hanno confini. Volano alto e spaziano in luoghi dove i cittadini obbediscono
alle leggi e pagano volentieri le tasse avendone in cambio, in proporzione, servizi
efficienti e soprattutto rispetto e fiducia. E dove quelli cge agiscono in nome dello
Stato, dal più alto in grado al più piccolo, ascoltano le ragioni dei cittadini e non li
prendono per sudditi da torchiare sempre e comunque.
Sogni. |