Cari lettori,
anche nello scrivere queste righe il primo pensiero non può che andare alla guerra in
corso nella vicina Yugoslavia.
Comunque la si pensi sulle ragioni che hanno portato al conflitto, una guerra lascia
sempre dietro di se' morte e distruzione.
Forse - noi lo speriamo ardentemente - quando leggerete queste righe tutto sarà cessato.
Non serve però essere particolarmente perspicaci per capire che, comunque vada, il
bilancio non potrà che essere drammatico: lutti, famiglie disperate, edifici distrutti.
Perché allora c'è la
guerra?
Durante i bombardamenti - anche
questo è facile immaginarlo - le repressioni serbe nei confronti degli Albanesi del
Kosovo saranno state durissime e la convivenza delle due etnie sarà alla fine dei
massacri più difficile.
Ciò, sia che quella regione ottenga l'indipendenza, sia che acquisti la sola autonomia.
Quelle terre, importanti per i Serbi perché vi affondano le radici della loro storia,
sono oggi popolate da una maggioranza di Albanesi.
Che cosa farà questa gente una volta ottenuta l'indipendenza? Non vedrà l'ora di
lasciare i nemici Serbi per ricongiungersi con una più naturale madre patria: l'Albania,
appunto.
Questo è nelle cose, e non ci saranno guerre-lampo in grado di convincere ne' gli uni ad
abbandonare un pezzo del proprio territorio ne' gli altri a convivere con chi li ha
massacrati sino ad ora.
Perché allora c'è la
guerra?
Si dice per scopi umanitari nei
confronti degli albanesi residenti in quella zona, ma, lo abbiamo visto chiaramente, sono
loro i primi a soffrire per questo conflitto: sono loro che scappano, sono loro le case
distrutte e le famiglie massacrate.
Si dice che il conflitto si è reso necessario per disinnescare una situazione di
potenziale pericolo per l'intera Europa, ma non si è mai visto disinnescare una
polveriera accendendo un fiammifero.
Certo non ci si può disinteressare di situazioni come quella esistente nel Kosovo (e ce
ne sono centinaia nel mondo) dove ogni giorno vengono uccisi degli innocenti.
Ma non è così che si aiutano le minoranze oppresse. Serve il dialogo, la via
diplomatica, le trattative e le eventuali sanzioni, durassero queste anche un decennio, o
forse anche più.
La guerra fa solo dei morti ed incattivisce gli animi, preparando i popoli a nuovi
conflitti.
E' secondo noi una guerra sbagliata (ammesso che possa esistere una guerra giusta) perché
pensata e voluta soprattutto - diciamo la verità - da un paese che vive oltre
l'Atlantico, che poco conosce dei popoli e delle etnie del vecchio continente.
Insomma è una guerra che non capiamo e che non ci piace. Della quale avremmo fatto tutti
volentieri a meno.
Non ci piace perché siamo contro ogni guerra, non ci piace perché non salva nessuno, non
ci piace infine perché è a due passi da noi.
Per questo il nostro giornale esce listato a lutto: per protestare contro questa e contro
tutte le guerre. E con lo stesso spirito pubblichiamo in copertina la frase che il papa
Pio XII ha pronunciato allo scoppio della seconda guerra mondiale e che papa Giovanni
Paolo II ha ripetuto anche in questa occasione.
Niente è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. |