L'idea è nata
in seguito ad un colloquio con un giovane collaboratore de " LA NOSTRA VALLE";
"Il giornalino affronta tanti problemi riguardanti la nostra comunità, c'è anche
una rubrica dedicata alla cucina, ma nessuno parla di matrimonio fra cibo e vino e del
rapporto dei giovani con il mondo dell'enogastronomia".
L'argomento è ampio e scottante, esistono modi di fare, usanze e credenze che, per quanto
valide fossero state negli anni passati, oggi debbono essere messe in discussione perché
le esigenze dell'uomo moderno sono cambiate. Sono cambiati il modo di vivere e lavorare e
l'alimentazione non può che adeguarsi a questi mutamenti. Porto sempre l'esempio di mio
nonno che faceva il muratore e lavorava a Bellisio e Cabernardi, si alzava alle quattro
del mattino e raggiungeva il posto di lavoro in bicicletta, dopo otto ore di lavoro
manuale e un frugale pranzo portato con la "Guluppa", la sera a tavola
sicuramente non calcolava le calorie in eccesso, non credo abbia mai sofferto di
colesterolo alto e malattie cardiovascolari. Io che non conduco la stessa vita, non posso
alimentarmi alla stessa maniera. Se lo facessi pagherei care le conseguenze, qualcuno
sostiene: "perché le cose non sono più genuine come una volta": Niente di più
sbagliato, la qualità delle materie prime impiegate in cucina è enormemente aumentata,
la tecnologia usata ha enormemente facilitato la preparazione, la sanificazione e la
conservazione delle derrate alimentari (pensate ad una cucina prima della scoperta del
frigorifero). Ma fermiamoci qui altrimenti rischieremmo di andare fuori dall'argomento
centrale.
La cucina italiana è probabilmente la più corteggiata del mondo. Non sto parlando di
bontà ma di un dato di marketing che indica il "Food &Wine" italiano in
ascesa continua.
Ora non riesco a capire perché le cose simpatiche in Italia "succedono solo da... in
una catena di ristoranti americani" e bevendo una famosa bevanda la pizza diventa
più grande il panino più lungo e così via. Conclusione , il prodotto italiano è
sottovalutato a livello di opinione pubblica, di stampa, di governo e di televisione.
Avere un cuoco famoso che insegna a cucinare in televisione non vuol dire che
sull'argomento venga fatta un'informazione corretta.
La cucina convoglia in Italia milioni di stranieri che l'associano alle bellezze
artistiche e naturali, quindi cucina è anche sinonimo di cultura (e anche di risanamento
economico), ma noi italiani riusciamo a far polemica perché il Ministro della cultura
rimane a Roma alla serata che premia i migliori cuochi invece di volare a Milano alla
prima della Scala. Il grande pubblico non dà importanza alla cultura della cucina. Si
parla di arte, musica, affari con competenza, ma la cucina della tradizione è argomento
trattato in ambito elitario, quasi una riserva per gourmet, cioè per gente strana capace
di fare un viaggio per provare un ristorante, capace di spendere soldi per un formaggio,
un salume particolare una marmellata e così via...
E allora? Ognuno con le proprie capacità ma tutti quanti insieme e seriamente cerchiamo
di promuovere la conoscenza della cultura gastronomica. La materia è affascinante perché
piena di storia, perché si rifà a delle tradizioni e usi che oggi vengono adeguati ma
che sono punti di riferimento essenziali. Oggi mancano le scuole, manca un'attenzione
governativa, manca in molti casi il pubblico. Bisogna lavorare sui giovani, ed è proprio
a loro che cercherò di rivolgermi cercando di accendere la scintilla della curiosità, la
speranza è quella di contribuire ad accendere il fuoco del Rinascimento della cucina
Italiana. Parlerò di cibo e di vino, come conoscerlo per apprezzarlo, come abbinarlo.
Certo l'esempio che viene offerto durante le varie manifestazioni che cercano di
promuoverlo, non è dei più edificanti. Il vino è una materia viva e per questo va
rispettato e degustato; l'abuso è segno d'ignoranza e debolezza. |