L'elezione
all'unanimità di Prodi a Presidente dell'Unione Europea è il segno di una rinnovata
fiducia verso il nostro paese. Certo non possiamo nascondere le difficoltà che l'ex
Presidente del Consiglio incontrerà nel suo cammino. Confidiamo nelle doti di realismo
politico, di equilibrio e di saggezza di cui ha dato prova, quando ha saputo guidare la
traballante politica italiana verso il prestigioso traguardo della moneta unica.
Ma i problemi restano e non sono di poco conto.
La moneta unica ha compattato il continente sul piano finanziario, abbiamo fatto l'Europa
delle banche, ma i quindici paesi che formano l'Unione marciano per conto proprio su tutti
gli altri settori.
Abbiamo perduto Kohl, il cancelliere tedesco, l'uomo che ha riunificato le due Germanie,
l'uomo che aveva fortemente creduto all'unità del continente e che ha fatto tacere tutte
le voci discordanti in Germania sull'Unione Europea. Ma Kohl è stato battuto, i
democristiani del CDU sono andati all'opposizione e la Germania (il paese più ricco e
politicamente più importante) ha scelto Schröeder, al quale nessuno riconosce doti di
leader e che si è distinto negativamente, perché si è fatto ammaliare dalle sirene
marxiste e dai flauti neutrali.
A diminuire la credibilità delle istituzioni europee sono stati gli scandali che hanno
colpito la Commissione, cioè il governo centrale dell'Europa Unita, scandali che hanno
fatto vacillare l'esecutivo e hanno minacciato di travolgerlo. L'immagine del governo
europeo ne è uscita fortemente macchiata, perché nella sua compagine si sono scoperte
illegalità, ruberie, lobbie, gruppi di potere, favoritismi, illeciti amministrativi.
E' un fatto assai grave l'assenza di una politica comune; Germania e Francia hanno
costituito un asse privilegiato che ha minato la compattezza del continente. Non esiste
una politica e una difesa comune. Senza l'America di Clinton la guerra in Bosnia non
sarebbe stata bloccata. Non si capisce perché senza l'aiuto dello sceriffo d'oltre oceano
l'Europa non sia capace di prendere iniziative politiche valide e determinanti nello
scacchiere mondiale. L'Europa come blocco, come unità nelle crisi internazionali in Medio
Oriente, come nel Kossovo, ha avuto poco peso. La venuta in Italia di Ocalan ha dimostrato
come ognuno al tavolo del poker vede e rilancia secondo interessi nazionalisti. Se ci
fosse stata una Europa più unita, forse la tragedia della guerra del Kossovo si sarebbe
potuta evitare.
Si ha l'impressione che nella NATO i partner Europei avrebbero potuto fare di più per
impedire il conflitto che ci angustia tutti e che non si sa quale sbocco possa prendere.
Si sono dimenticate le parole profetiche di quel grande Pontefice che era Pio XII
"CON LA GUERRA TUTTO E' PERDUTO, CON LA PACE TUTTO E' SALVO".
Altro tema che divide i singoli paesi all'interno delle istituzioni comunitarie è la
forte disparità tra popolazione e potere e peso politico.
Anche il sistema di voto è sbilanciato, perché su alcuni temi esiste una unanimità
forzata che finisce per diventare immobilismo.
A questi malanni si aggiunge il costo enorme dell'amministrazione europea. Gli impiegati e
i funzionari europei di Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo sono cresciuti a dismisura, la
burocrazia si è gonfiata e sono nate le mafie locali. Naturalmente ci sono anche note
positive. La più importante è uno spirito e una cultura europea che faticosamente (lento
pede) si fa strada nell'animo della gente, che ha compreso come tra i componenti
dell'Unione Europea finalmente non ci saranno più guerre. La Serbia, l'Albania e il
Kossovo non fanno parte purtroppo dell'Unione Europea, altrimenti questa maledetta
deprecata guerra si sarebbe potuta evitare. Altro fatto positivo lo snellimento delle
pratiche per il passaporto. Non si faranno più lunghe code per visionare i passaporti,
tutto sarà più facile.
Da sottolineare con piacere l'esito positivo che ha avuto la lite per le quote del latte
da assegnare alle singole nazioni; è stata risolta con soddisfazione di tutti.
Infine come nota positiva ritorno alla elezione di Prodi: penso sia l'uomo giusto, l'uomo
che ha una marcia in più e che, con le sue capacità di negoziatore, con la trasparenza,
con l'onestà di cui ha sempre dato prova e non ultimo (dulcis in fundo) con la sua
appartenenza convinta al Cattolicesimo che non sa di facciata ma che gli viene da
convinzioni assai radicate nel suo animo, possa far compiere all'Europa quel salto di
qualità di cui per i motivi sopra descritti l'Unione Europea ha grande bisogno. |