* Abbastanza
stressato dagli impegni quaresimali e poi dalla celebrazione del Giovedì e del Venerdì
Santo, sono andato alla Veglia Pasquale di questanno in condizioni psico-fisiche
poco ideali. Aggiungi alla stanchezza anche la prospettiva di un ambiente così poco
attraente, come può essere, per certe celebrazioni, il Cinema Capitol e basterà quanto
detto a far capire che, sì, insomma, sono andato alla Veglia con buona volontà, ma
niente affatto trasportato dallentusiasmo. Capita anche ai preti. Capita anche a un
patito della Veglia pasquale come sono io, che, da quando Pio XII lha ripristinata,
ne ho vissuto, a Cagli prima e poi a Pergola, tutte le
evoluzioni. E, in fondo, non
mi sentivo contento di farne questa edizione alla mia età potrebbe anche essere
sempre lultima non nelle condizioni migliori.
So che la Veglia Pasquale è il culmine di tutto lAnno Liturgico, che, storicamente,
è la prima grande Veglia della Comunità Cristiana e che, in linea di principio, potrebbe
anche essere lunica, visto che quella di Natale, in confronto, è poca cosa e
potrebbe identificarsi con la sola "Messa di Mezzanotte".
La Veglia Pasquale, invece, ha una complessa struttura rituale, il cui tessuto comprende e
un alto contenuto teologico e un ricchissimo significato simbolico e un caldo afflato
poetico e una sicura efficacia spirituale; la sua durata potrebbe protrarsi anche tutta la
notte e la celebrazione Eucaristica non ha, per sé, la scadenza fissa della mezzanotte.
È una "Veglia" nel senso pieno della parola.
* Quando mi sono inserito
questanno nel clima della Veglia Pasquale mi è successo un fenomeno strano. A mano
a mano che il rito si snodava, pur con le penose limitazioni e i discutibili adattamenti,
ai quali lo costringono il luogo e le circostanze siamo ancora terremotati
mi sono sentito cambiare dentro, preso dal fascino dellevento.
Cosè stato? Forse il piacere di sentir nuovamente cantare dopo tanti anni
di
digiuno leccezionale testo poetico del "Preconio Pasquale"
(elogio della Pasqua) dalla voce sicura e dolce insieme del nostro diacono don Federico;
forse il coretto dei giovani così ben amalgamato con la spiritualità della Veglia; forse
lascolto piano e disteso delle letture bibliche, che hanno ripercorso fatti e
riportato aspirazioni profetiche dellAntico Testamento; forse la presenza fedele e
paziente degli Scouts giovinetti, che con buona grazia hanno svolto il loro servizio
donore e dordine
; forse tutto questo insieme, mi ha svegliato, mi ha
sollevato, mi ha dato nuova carica, mi ha trasmesso forza e gioia.
Se il giorno di Pasqua mi sono sentito bene, se sono riuscito a svolgere il mio ministero
senza cadere dal sonno, se il "Lunedì dellAngelo" sono riuscito ad andare
lontano da Pergola a svolgere con sprint "normale" il mio ministero sacerdotale,
lo attribuisco alla Veglia Pasquale che ci è stato dato questanno di celebrare.
* Qualcuno, incredulo, dirà:
"E a me che me ne importa?". Rispondo: "Voglio darne testimonianza".
Sono tanti anni che a Pergola ci diamo da fare per far comprendere la Veglia Pasquale nel
suo vero significato e nel suo vero "carisma" e non ci riusciamo. Vorrei far
capire ai cristiani della mia Comunità di Pergola che:
La Veglia Pasquale è un evento di grazia.
La Veglia Pasquale va attesa, desiderata, vissuta come celebrazione della
vera Pasqua cristiana. Non vuole fretta, non vuole superficialità. Non
guarda orari. Come la festa vera, come la gioia sincera.
La Veglia Pasquale è una "veglia"; non è la Messa di Mezzanotte,
alla quale andare a mezzanotte in punto, con lidea di "prendere la
Messa" e liberarsi da un "obbligo". Meglio, allora, andare a Messa nel
giorno di Pasqua.
La Veglia Pasquale è una immersione nelle acque battesimali per riemergere
"risorti", cristiani "nuovi" capaci di far sentire a tutti che a
Pasqua può nascere un mondo "nuovo".
Questa è la Liturgia della Veglia Pasquale! |