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POPOLI DIVERSI STESSA DISTRUZIONE
TEMPI DIVERSI STESSO DOLORE

 

Pubblichiamo alcuni stralci di una ricerca storica fatta da una bambina delle scuole elementari di Pergola; questa inchiesta fa parte di un progetto didattico che si intitola "Elementi di storia materiale nell'Alta Valle del Cesano:1944-1948 un passaggio difficile" e che è volto a far conoscere ai giovani un periodo particolarmente importante della nostra storia.
Lo riportiamo come testimonianza di un passato non troppo lontano e come riflessione per questi nostri giorni macchiati ancora una volta dalla guerra.
Una nonna, Jole Fiorani, racconta a sua nipote, Chiara Lattanzi gli anni della guerra, le difficoltà della vita quotidiana, le paure e le speranze.

- Quanti anni avevi nel 1944, quando il nostro Paese era in guerra?

Avevo 15 anni e abitavo a Bellisio; in quel periodo il nostro territorio era stato occupato dai Tedeschi in lenta ritirata verso il nord Italia, incalzati dai partigiani che risalivano dal sud.
Lo scontro di questi due eserciti provocò grandi disagi. L'economia delle nostre zone basata sull'agricoltura, l'artigianato e l'attività mineraria venne sconvolta. Le officine in parte erano chiuse, perché gli uomini validi erano stati richiamati alle armi; il lavoro dei campi era trascurato per mancanza di manodopera.
Funzionavano invece le miniere di zolfo di Cabernardi e di Vallotica e lo stabilimento di raffinazione di Bellisio Solfare perché i lavoratoti erano esonerati dal servizio militare. Lo zolfo era una materia prima indispensabile per fare la guerra: una porzione di zolfo era utilizzata in tutte le bombe di ogni qualità e calibro, il nostro zolfo veniva esportato in vari paesi europei.

- Cosa ricordi dei bombardamenti ?
Il 10 giugno 1944 gli Americani bombardarono Bellisio, ci furono circa 30 morti. Alcune bombe caddero sugli obiettivi, altre sulle case, sulla bellissima chiesa del Sacro Cuore di Gesù e sull'asilo uccidendo suore e bambini che lo frequentavano.

- Come riuscivate a procurarvi gli alimenti fondamentali?
Era difficilissimo perché le fabbriche non funzionavano: il pane si faceva in casa con tutta la crusca; per il sale si andava a prendere l'acqua del mare e poi si faceva evaporare; dello zucchero si faceva a meno o si sostituiva con il miele che si produceva localmente. Nei giorni di festa si mangiava la pasta confezionata dai pochi pastifici in funzione, condita con il grasso di maiale o di oca.

- Avevate difficoltà ad andare a scuola?
A scuola andavamo quando si poteva, e spesso avvertiti dall'urlo delle sirene d'allarme le nostre mamme ci venivano a prendere per riportarci a casa. Gli studenti che come me frequentavano le scuole a Fabriano erano trasportati da camion.

- Ricordi qualche episodio doloroso?
La distruzione della casa dei genitori di mio marito, la morte del nonno e il ferimento grave della sorella. Molte famiglie poi avevano perduto i propri figli in guerra, altri li avevano prigionieri, si viveva con la disperazione nel cuore.
C'erano poi le rappresaglie dei soldati tedeschi contro le azioni dei partigiani: molte persone furono prelevate e imprigionate in cantine, alcune case vennero bruciate, i nazi-fascisti si appropriavano di tutto quello che poteva occorrergli e ogni rifiuto era penalizzato con la fucilazione o la deportazione in Germania.
In mezzo a tanta distruzione però ricordo un particolare, un segno di speranza: dalla chiesa distrutta per tre quarti della sua struttura emergeva la statua del Sacro Cuore di Gesù illesa dalle bombe.

- Nel mese di agosto però l'esercito tedesco, pressato dall'avanzata dell'esercito alleato e dalla resistenza dei partigiani, si ritira da questi territori. Cosa puoi dirmi dei giorni del passaggio del fronte?
Finalmente arrivarono i soldati americani bianchi e di colore. La vita cambiò, da loro ricevemmo cibo vestiario e un po' di tranquillità.
La guerra era finita , ora dovevamo ricostruire la nostra vita: ristrutturare le case, riprendere le attività lavorative, tornare a scuola, ricostruire l'unità e la serenità della famiglia.

- Nel 1946, riacquistata la libertà, ricomincia la vita democratica con le elezioni politiche e amministrative; nel 1948 viene approvata la Costituzione delle Repubblica Italiana, cosa ti aspettavi da questi rinnovamenti?
Mi aspettavo la realizzazione di un Paese libero e democratico che apprezzasse maggiormente la persona umana; i principi e i valori che sono scritti nella Costituzione rispettano l'uomo e la sua dignità, mi auguro che chi di dovere li applichi con giustizia e che tutti noi ci impegniamo ogni giorno a lavorare per un futuro migliore. Così tante morti e tanti sacrifici non saranno state inutili.

Intervista di Lattanzi Chiara alla nonna Jole Fiorani   

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