Un pò di
storia.
La famiglia delle vitacee è apparsa sulla terra oltre cento milioni di anni prima di
Cristo.
I popoli che hanno per primi sviluppato la viticoltura e la produzione del vino furono
quelli dell'antico Medio Oriente. Fra essi hanno fortemente contribuito alla viticoltura
gli Armeni, gli Egiziani, gli Assiri, i Babilonesi, gli Ittiti , i Sumeri, i Fenici , gli
Israeliti , i Greci, gli Etruschi ed i Romani.
Vettore principale della viticoltura e del vino fu la religione cristiana, che portò la
vite in tutto il Bacino del Mediterraneo, in Europa ed in particolare in Italia, dai Greci
denominata "Oenotria tellus", cioè terra del vino.
Anche oggi l'Italia è il più grande produttore viticolo del mondo, perché detiene oltre
850mila ettari in coltura pura (secondo la scuola Greca) e circa 300mila ettari in coltura
mista (derivante dalla tradizione Etrusca).Secondo gli anni l'Italia produce da 55 milioni
a 65 milioni di ettolitri di vino, quantitativo superiore a qualsiasi nazione al mondo.
Il paradosso è che, pur avendo tanto vino, secondo me pochi riescono ad apprezzarlo a
fondo.
Allora qual è il nostro rapporto con il vino? Perché non siamo dei veri intenditori? Che
differenza c'è tra il degustare ed il bere?
Nel Grande Dizionario della Lingua Italiana di Salvatore Battaglia, alla voce gustare si
legge "assaggiare, degustare, mangiare o bere in PICCOLA QUANTITA', assaporare con
intimo diletto; percepire piacevolmente con l'odorato, fiutare, annusare; riuscire gradito
al gusto; soddisfare il palato". Le sensazioni gustative si riducono a quattro tipi
fondamentali: acido, amaro dolce e salato.
Il Dizionario Devoto alla voce degustare: "assaggiare, assaporare, specialmente per
convincersi della qualità di un prodotto".
Quindi il semplice atto del bere, istintivo, si distingue nettamente dalla degustazione,
che è invece un atto volontario, sul quale riflettiamo una metodologia e una classifica
delle impressioni. Il degustare è un'arte di vivere, e tutto ciò che è sottoposto ai
nostri sensi si degusta: l'opera d'arte, la visione del mondo, il presente, il fatto
d'esistere, le cose, gli esseri, l'amore, la vita. Vista sotto questo aspetto, la
degustazione suppone uno spirito costantemente disponibile verso le nostre sensazioni.
Quindi c'è molta diversità tra il bere e il degustare buoni vini, i grandi vini, non
sono bevande che si ingeriscono: si assaporano, perciò non si bevono come si suol fare
con una bevanda dissetante, a grandi sorsi per rinfrescare la gola.
La tecnica di degustare s'impara. Diversamente dalle bevande artificiali, il vino presenta
un'INFINITA GAMMA DI AROMI E SAPORI NATURALI; non è mai lo stesso, perché il momento del
bere cambia, perché il cibo è diverso e forse anche l'umore di chi beve è diverso da
momento a momento. Concludendo, il buon vino, il grande vino, merita impegno da parte di
colui che lo vuol conoscere, affinché giunga a lui, degustatore, il messaggio di coloro
che l'hanno elaborato per il piacere di altri.
La degustazione serve a decifrare questo messaggio. Per bere è sufficiente il piacere
fisico, per degustare ci vuole anche intelligenza e competenza. |