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"LA VOLGARITA' NON E' SEGNO DI EMANCIPAZIONE: E' MANCANZA DI EDUCAZIONE E DI CULTURA"

 

La volgarità è un sintomo allarmante della profanazione della parola. Il quadro che ci sta dinanzi è senza dubbio preoccupante.
Oggi imperversa, in troppi ambienti, un linguaggio sboccato, sguaiato, aggressivo, ostentatamente provocatorio, gratuitamente villano, insolente.
Il fenomeno riguarda i giovani, ma anche gente con i capelli bianchi.
Lo schermo televisivo ci aggredisce con cascate fragorose di sguaiataggini vomitate dalle bocche più diverse e insospettate.
Perfino personaggi che, data la loro carica e il loro ruolo, dovrebbero fornire esempi di correttezza e senso della misura, si abbandonano a insulti, epiteti vergognosi, dileggi, ingiurie, attacchi parossistici contro nemici veri o presunti o anche semplicemente verso chi si macchia della colpa imperdonabile di non pensare come loro.
Il discorrere pacato, l'argomento serio, il dibattito sereno delle idee e dei punti di vista, sembrano essere anticaglie sorpassate, cibi senza gusto e sapore. E allora si condiscono le frasi con le parolacce, le invettive, le contumelie, gli insulti sprezzanti, le battute velenose.
Tra le virtù che sono sparite dal nostro linguaggio, con effetti che diventano sempre più antipatici, c'è senza dubbio la dolcezza.
Precisiamo che la dolcezza non è sinonimo di sdolcinatura, che ne rappresenta la contraffazione.
Al contrario la dolcezza è parente stretta della mitezza, entrata con tutti gli onori nel quadro delle beatitudini evangeliche, ed è una espressione di forza e presuppone la forza.
La dolcezza è una forza dominata e controllata dalla ragione e dal buon senso. I violenti, i prepotenti, i villani, gli arroganti in realtà sono dei deboli, schiavi delle passioni.
La dolcezza è qualche cosa di profondo, non di esteriore. Proviene da un animo pacificato, dall'essere in armonia prima di tutto con se stesso. La dolcezza è sostanza, non semplicemente forma, ornamento, anche se la forma ha la sua importanza, sempre che ci siano i contenuti.
Resta il fatto che non c'è carità senza dolcezza, gentilezza, sensibilità, , finezza, garbo.
Qualcuno ironizza "ROBA DA GALATEO".E se anche fosse?
È stato un grave errore aver confinato il Galateo in soffitta, tra le ciabatte inutili. Aver sostituito le regole del Galateo con la volgarità è comportarsi come il gambero che cammina e nuota a ritroso. Le belle maniere, il rispetto, la gentilezza sono segno di civiltà e di educazione.
A scuola si insegna l'educazione artistica, l'educazione stradale, l'educazione fisica, perfino l'educazione sessuale, ma si trascura l'educazione pura e semplice. E i risultati si notano in tutti gli ambienti. La maleducazione dilaga sotto gli occhi e le orecchie di tutti. Basta osservare certi comportamenti in strada, nei locali pubblici, in macchina. In autobus è più facile vedere un anziano signore cedere il posto ad una donna che un giovane.
Dice Confucio: "SE RITENGO DI NON DOVER ONORARE CHI ENTRA, MI ALZO UGUALMENTE PER ONORARE ME STESSO."
Chi non ha alcun rispetto per gli altri, dimostra di non aver rispetto per sé stesso. Non si è educati, gentili, rispettosi per farsi vedere dagli altri, ma per una esigenza della propria e altrui persona.
E' una parola che oggi va di moda. Trasgredire significa comportarsi diversamente, a volte in modo del tutto contrario alle norme comuni, siano esse di carattere religioso, etico o sociale. È l'ostentazione di un falso spirito di indipendenza da tutto e da tutti. È mettere sé stesso al centro dell'universo, è ostentare una presunta superiorità su tutti. Questi giovani non si sono accorti che praticano il più scialbo conformismo.
In ambienti dove la maleducazione, la volgarità sono ormai luoghi e comportamenti comuni, questi presunti trasgressori non fanno altro che appiattirsi, conformarsi, uniformarsi a mode sciocche e ridicole.
Credono di essere originali e sono invece imitatori scialbi, noiosi di chi impone mode, comportamenti che sono antiestetici, antipatici e disgustosi.
Ma c'è la libertà: nessuno può impedire ad un altro un comportamento sciocco.
In una società in cui predomina la volgarità l'unica vera trasgressione che abbia valore di anticonformismo è il ripudio della volgarità e il ritorno ad un comportamento e ad un linguaggio dolce, mite, educato, rispettoso di sé stesso e degli altri.

Don Luigi Baù    

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