Nel suo ultimo numero di febbraio, la rivista tedesca Bild-Funk
_ l'equivalente, più o meno, della nostra TV Sorrisi e canzoni _ si è occupata
(un paio di paginette) della Carrà e della sua
carriera.
Il titolo e il sottotitolo del pezzo dicono già tutto: «Compenso mensile: un milione di
marchi. Come l'italiana Raffaella Carrà è diventata la conduttrice televisiva più
pagata».
Anche l'attacco va subito all'osso: «La regina dei conduttori italiani, R. C., ha firmato
con la Rai, per l'anno 1999, un contratto di oltre 14 miliardi di lire (annue),
equivalenti pressappoco a 14 milioni di marchi». Viene poi ripercorso, tappa dopo tappa,
il "curriculum" cinematografico-teatral-televisivo della Raffa nazionale. Non si
tace l'età (non più tenerissima) né il cognome anagrafico (Pelloni): evitando comunque
ogni richiamo all'omonimo Passator (s)cortese (che ai tedeschi, tra l'altro, non
direbbe nulla).
Un velo (pudico?) viene steso sull'Evento epocale che _ quasi un trentennio fa _ ha fatto
entrare la Carrà nella storia del costume ("scostumato", avrebbe detto nonna
Carola) italiano: l'inedita, fino ad allora, esibizione televisiva dei
propri
addominali.
«Indovini quanti ceci contiene questo sacchettino e si beccherà un milione!». Anche
sulla stratosferica idiozia di quiz di questo genere - che non poco, ahimé, hanno
contribuito alla popolarità di Raffa - la giornalista Jacqueline Luedicke glissa (forse
pietosamente).
Diventata, verso la metà degli anni Ottanta, un astro di prima grandezza, la Carrà viene
"corteggiata" - aziendalmente parlando! - dal Berlusca. Raffa resta strenuamente
fedele a Mamma Rai, ma fa accortamente pesare, nel rinnovare il contratto con la medesima,
il "pesante" corteggiamento. Il compenso spuntato - quasi 2 miliardi di allora -
arrivò a provocare una crisi di governo.
Reduce, più recentemente, dal dorato "esilio" ispanico, con Carràmba, che
sorpresa! e Carràmba, che fortuna!, Raffa tocca l'apice del successo. E dei
compensi: arrivando agli attuali 14 (ma, tenendo conto della partecipazione ai proventi
pubblicitari, si sfiorano i 17) miliardi di lirozze annue.
Miliardi strameritati, sostiene - paradossalmente come sempre - Luciano De Crescenzo,
intervistato dalla giornalista. «Guadagna ancora troppo poco - ridacchia il
"filosofo mattacchione" (sic) - Si pensi a quanti quattrini, solo
in pubblicità, lei fa entrare nelle casse della Rai! ».
Certo, Raffa sgobba e sgobba sodo: il pezzo lo documenta con teutonica puntigliosità. Ma,
via: 14-17 miliarducci non saranno un po' esageratelli? Al riguardo ho interpellato alcuni
conoscenti tedeschi, residenti nell'"ager pergulensis" (contado di Pergola):
quanto prende, più o meno, in Germania un bravo e affermato conduttore televisivo? Mi
dicono di non conoscere con precisione l'ammontare di tali compensi; ma di essere
fermamente persuasi che essi siano molto, ma molto inferiori a quelli della nostra propere
Blondine (simpatica biondina).
E quale sarebbe - per finire - il segreto della popolarità e del successo
acchiappa-audience di Raffa? La giornalista non ha dubbi: la semplicità, soprattutto. Al
riguardo si arriva a scomodare nientemeno che il presidente onorario della Fiat, Gianni
Agnelli. «La Carrà - avrebbe detto l'Avvocato - parla con gli adulti come parlerebbe con
dei bambini. Frasi brevi, brevissime, chiare. La sua frase più lunga è stata: Sono
contenta di trovarti bene».
Mi si permetta, al riguardo, un ricordo personale. Al tempo di una sua chiacchieratissima
- in quanto assai costosa e poco redditizia - trasferta USA (a carico della Rai) - roba di
oltre dieci anni fa e anche su questa l'articolo tace - la Carrà intervistò, tra gli
altri, Henry Kissinger. Una delle domande (quasi si rigore, all'epoca): «Che cosa pensa,
dottore, del "nostro" Giulio Andreotti (allora sulla cresta dell'onda, ndr)?»
E Kissinger, molto garbatamente, rispose che lo riteneva certamente subtle
(sottile, fine, politicamente abile) e tuttavia ricco di umanità, ecc.
Ricordo che la Carrà - e fu una gradevole scoperta per me constatare che si destreggiava
piuttosto bene con l'americano - tradusse "subtle" con "intelligente".
Non travisò certo il senso della risposta kissingeriana. Ma la semplificò, la impoverì,
la banalizzò. Il grosso pubblico (o, se si preferisce, il pubblico grosso), tuttavia,
avrebbe apprezzato una traduzione più attenta alle sfumature? Ne dubito. Il modo di
esprimersi di Raffa non è subtle. È, semmai, cunning (furbetto). Non apre
le porte - che so? - della carriera universitaria, ma aiuta potentemente a sfondare in TV.
E vi sfido, tra parentesi, a trovarmi un cattedratico, sia pure famoso, che percepisca un
onorario annuo di 14-17 miliardi
|