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                   a cura di Giuseppe Milito

 

LA NUOVA TERRA

Pearl Sydenstricker Buck (1892-1973)

Quando un giorno d'estate di tanti anni fa colui che sarebbe diventato don Giuseppe Cavoli, ma che allora era semplicemente Peppe Cavoli, mi consigliò di leggere "La buona terra" e mi disse di cosa parlava, lo guardai come se fosse completamente ubriaco. "Cosa vuoi che mi interessi la storia di una famiglia di cinesi!" dissi con spavalda sicurezza.
Ma quel giorno Peppe Cavoli non era affatto ubriaco (lo sarebbe stato qualche anno dopo) e, sia pure con molto scetticismo, seguii il suo consiglio.
Inutile dire che fui costretto ad ammettere il mio errore: nella mia ignoranza avevo storto la bocca davanti a un grande capolavoro della letteratura, la cui autrice aveva meritato il premio Nobel.
La scrittrice americana conosceva bene la Cina: i suoi genitori vi si trasferirono poco dopo la nascita della bambina che poi venne affidata a una governante cinese. Poi la Buck tornò in Cina da adulta e ne acquisì una profonda conoscenza della storia e delle tradizioni.
Nel romanzo, scritto nel 1931, viene narrata l'avvincente storia di un contadino cinese, Wang Lung, e di sua moglie O-Lan, della lotta che devono condurre contro la siccità, le devastazioni e il rifiuto del lavoro dei campi da parte dei figli.
Per un contadino cinese perdere la terra significava perdere tutto e alla fine del romanzo anche Wang Lung deve fare i conti con il "nuovo che avanza" e che non sempre migliora le cose ("il nuovo che avanza già puzza abbastanza" è uno slogan da tenere presente).
Quando i figli del vecchio contadino ( un funzionario e un commerciante) parlano di vendere i campi, Wang Lung li ammonisce: "Se vendete la terra è la fine". "Per calmarlo _ scrive la Buck _ i figli non si stancavano di ripetergli: "State tranquillo, padre, state tranquillo. La terra non sarà venduta". Ma al di sopra della sua testa si scambiarono un'occhiata e sorrisero."
Mai fidarsi troppo del nuovo che avanza!
Ciao Peppe Cavoli e grazie del consiglio.

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