Egregio
direttore, sono sconcertato dalla lettera mistificatoria pubblicata dal suo giornale. Mi
riferisco alla lettera di Pietro Zampetti, pubblicata il 17 aprile: inesatta e monca a
fine strumentale, per premere politicamente sul ministro Melandri perché non dia
esecuzione alla decisione del suo predecessore (Ministro Ronchey) che, nel 1993, con atto
legislativo avente forza di legge, decise l'affidamento di questo patrimonio storico dello
Stato, alla città di Pergola.
Che un personaggio dell'età e della levatura di Zampetti, attraverso la pagina di un
giornale inciti al non rispetto delle leggi, mi sembra francamente troppo.
Giova ripetere che non si è di fronte ad una semplice decisione di un ministro, ma di
fronte ad un atto di Governo e di una maggioranza democraticamente eletta che ha adottato
un atto legislativo, in conseguenza del quale Pergola per onorare questo patrimonio dello
Stato, si è dotata di un museo sofisticato (che ora dà le stesse garanzie di quello di
Ancona) per il quale (con il concorso della Provincia), ha speso denaro pubblico per oltre
due miliardi. Una decisione presa non per fini di campanile ma per il rilancio del
territorio dell'entroterra che nel breve periodo di fruizione dei Bronzi, aveva dirottato
sulla cittadina cesanense e su quelle della sua orbita, un flusso di visitatori come mai
si era verificato prima.
La ricostruzione del ritrovamento e della valorizzazione dei Bronzi è puntuale e precisa.
Ci sono però, nei commenti, delle cadute di tono inammissibili perché sconfinano nel
cattivo gusto se non nell'offesa. Lei scrive: "
Solo allora cioè dopo oltre 40
anni
Pergola si rendeva conto che essi provenivano dal proprio territorio e sollevava
inesistenti diritti": vuol dire che chi arriva con ritardo a maturare conoscenze e
sensibilità artistiche e culturali non ha diritto a niente? Che i paesi in ritardo di
sviluppo debbono rimanere sempre nell'inferno o nel limbo? O non dovrebbe essere contento
che i suoi 40 e più anni di insegnamento hanno diffuso sapere e con esso,
inevitabilmente, l'allargamento delle rivendicazioni e dei diritti o delle pari
opportunità?
Pergola dopo 40 anni ha preso coscienza del potenziale dei bronzi e si è adoperata per
concorrere al pari di altre città museali alla loro conservazione e valorizzazione. Sulle
illegalità commesse concordo con Lei. Faccio però presente che dal 1968 agli anni delle
Brigate rosse la violenza alle leggi era diventato un metodo politico ricorrente, subito o
tollerato dal potere costituito, per interesse o per evitare guai maggiori (una società
che cresce in fretta fa fatica a stare dentro le leggi obsolete). Un metodo che ha
contagiato anche Lei, visto che insiste a non dar corso al dettato di una legge.
Far passare l'ex ministro Ronchey da vittima e quindi da sprovveduto, mi pare eccessivo.
Quando egli ha preso la sua decisione, oltre i fatti contingenti da lei citati, c'erano
state prese di posizione di eminenti uomini di cultura che avevano trovato una serie di
motivazioni che indicavano Pergola come sede opportuna in grado di valorizzare i Bronzi.
Infine l'ironia su Forlani la poteva evitare, visto che il personaggio, al quale si sarà
molte rivolto, si trova in una posizione politicamente debole.
O con quel "pesarese" voleva fare ancora del campanile? Un campanile che, con
l'orientamento preso dalla Regione Marche su Museo Diffuso, mi pare oggi anacronistico.
Valuti attentamente, sullo stesso numero del giornale, la dura accusa dell'assessore
Giulio Silenzi al Sovrintendente Dal Poggetto per le aperture dimezzate del Palazzo Ducale
e della Rocca di Gradara nel periodo pasquale! Non entro nel merito della polemica. Faccio
solo notare che tutti gli organismi statali hanno ancora un meccanismo burocratico
pesante, poco duttile, ripiegato su se stesso e non proiettato sui fruitori e sul concetto
di bene economico e quindi non in grado di rispondere alle esigenze del mercato. Per le
quali sono maturate le idee del Museo diffuso e i corsi Istao di Ancona per il management
dei Beni Culturali.
Questo tira e molla che dura da sei anni è ora di chiuderlo.
Il ministro Melandri o ritira l'atto legislativo citato assumendosi la responsabilità
dello sperpero di denaro pubblico oltre che quello di andare fuori dal corso della storia,
o dà esecuzione a quell'atto per il quale Pergola ha avuto il coraggio di costruire una
sede museale, non solo degna custodia del mirabile complesso, ma per il rilancio di
realtà territoriali periferiche ricche di reperti e di storia in grado per la passione
che c'è dietro, di movimentare uomini e danaro e dare corpo all'orientamento regionale. |