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Dal Corriere Adriatico del 25 aprile 1999
Bronzi, interviene il prof. Sergio Petrelli

LEGGI DA RISPETTARE

 

Egregio direttore, sono sconcertato dalla lettera mistificatoria pubblicata dal suo giornale. Mi riferisco alla lettera di Pietro Zampetti, pubblicata il 17 aprile: inesatta e monca a fine strumentale, per premere politicamente sul ministro Melandri perché non dia esecuzione alla decisione del suo predecessore (Ministro Ronchey) che, nel 1993, con atto legislativo avente forza di legge, decise l'affidamento di questo patrimonio storico dello Stato, alla città di Pergola.
Che un personaggio dell'età e della levatura di Zampetti, attraverso la pagina di un giornale inciti al non rispetto delle leggi, mi sembra francamente troppo.
Giova ripetere che non si è di fronte ad una semplice decisione di un ministro, ma di fronte ad un atto di Governo e di una maggioranza democraticamente eletta che ha adottato un atto legislativo, in conseguenza del quale Pergola per onorare questo patrimonio dello Stato, si è dotata di un museo sofisticato (che ora dà le stesse garanzie di quello di Ancona) per il quale (con il concorso della Provincia), ha speso denaro pubblico per oltre due miliardi. Una decisione presa non per fini di campanile ma per il rilancio del territorio dell'entroterra che nel breve periodo di fruizione dei Bronzi, aveva dirottato sulla cittadina cesanense e su quelle della sua orbita, un flusso di visitatori come mai si era verificato prima.
La ricostruzione del ritrovamento e della valorizzazione dei Bronzi è puntuale e precisa. Ci sono però, nei commenti, delle cadute di tono inammissibili perché sconfinano nel cattivo gusto se non nell'offesa. Lei scrive: "…Solo allora cioè dopo oltre 40 anni…Pergola si rendeva conto che essi provenivano dal proprio territorio e sollevava inesistenti diritti": vuol dire che chi arriva con ritardo a maturare conoscenze e sensibilità artistiche e culturali non ha diritto a niente? Che i paesi in ritardo di sviluppo debbono rimanere sempre nell'inferno o nel limbo? O non dovrebbe essere contento che i suoi 40 e più anni di insegnamento hanno diffuso sapere e con esso, inevitabilmente, l'allargamento delle rivendicazioni e dei diritti o delle pari opportunità?
Pergola dopo 40 anni ha preso coscienza del potenziale dei bronzi e si è adoperata per concorrere al pari di altre città museali alla loro conservazione e valorizzazione. Sulle illegalità commesse concordo con Lei. Faccio però presente che dal 1968 agli anni delle Brigate rosse la violenza alle leggi era diventato un metodo politico ricorrente, subito o tollerato dal potere costituito, per interesse o per evitare guai maggiori (una società che cresce in fretta fa fatica a stare dentro le leggi obsolete). Un metodo che ha contagiato anche Lei, visto che insiste a non dar corso al dettato di una legge.
Far passare l'ex ministro Ronchey da vittima e quindi da sprovveduto, mi pare eccessivo.
Quando egli ha preso la sua decisione, oltre i fatti contingenti da lei citati, c'erano state prese di posizione di eminenti uomini di cultura che avevano trovato una serie di motivazioni che indicavano Pergola come sede opportuna in grado di valorizzare i Bronzi.
Infine l'ironia su Forlani la poteva evitare, visto che il personaggio, al quale si sarà molte rivolto, si trova in una posizione politicamente debole.
O con quel "pesarese" voleva fare ancora del campanile? Un campanile che, con l'orientamento preso dalla Regione Marche su Museo Diffuso, mi pare oggi anacronistico. Valuti attentamente, sullo stesso numero del giornale, la dura accusa dell'assessore Giulio Silenzi al Sovrintendente Dal Poggetto per le aperture dimezzate del Palazzo Ducale e della Rocca di Gradara nel periodo pasquale! Non entro nel merito della polemica. Faccio solo notare che tutti gli organismi statali hanno ancora un meccanismo burocratico pesante, poco duttile, ripiegato su se stesso e non proiettato sui fruitori e sul concetto di bene economico e quindi non in grado di rispondere alle esigenze del mercato. Per le quali sono maturate le idee del Museo diffuso e i corsi Istao di Ancona per il management dei Beni Culturali.
Questo tira e molla che dura da sei anni è ora di chiuderlo.
Il ministro Melandri o ritira l'atto legislativo citato assumendosi la responsabilità dello sperpero di denaro pubblico oltre che quello di andare fuori dal corso della storia, o dà esecuzione a quell'atto per il quale Pergola ha avuto il coraggio di costruire una sede museale, non solo degna custodia del mirabile complesso, ma per il rilancio di realtà territoriali periferiche ricche di reperti e di storia in grado per la passione che c'è dietro, di movimentare uomini e danaro e dare corpo all'orientamento regionale.

(Sergio Pretelli)     

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