Tra i vari
personaggi caratteristici pergolesi vissuti a cavallo della seconda guerra mondiale, non
può essere dimenticato Filippo Berardi, soprannominato "Pippo de'Bestuscia",
uomo di pasta grossa nell'espressione linguistica; un vero maestro nell'uso improprio dei
termini dei quali non conosceva il significato e che pertanto usava spesso a sproposito.
Abitava in Via Gramsci con la moglie; non aveva figli; faceva il mediatore di vini. Si
gloriava di presentare il suo biglietto da visita con su scritto, sotto il nome e cognome,
"Enologo".
Non c'è pergolese vissuto nel periodo che va dal 1930 al 1970 che non avesse conosciuto
Pippo e che non ricordasse, come si dice da noi, qualche suo "sfondone".
Per capire il sapore della minestra, come diceva mia madre, basta appena un assaggio;
così farò anch'io con Pippo, tirando su dal contenitore della memoria a caso i primi che
si sono affacciati.
Quando fu costruito l'edificio dell'ENAIP, allora chiamato P.O.A., perché voluto dal
nostro concittadino Mons. Ferdinando Baldelli Presidente della Pontificia Opera
Assistenza, agli inizi degli anni '50, per ripianare il terreno e gettare le fondamenta
del nuovo Istituto, furono rimossi circa un centinaio di camion di terra.
Questa massa di terriccio venne scaricata in fondo ai giardini pubblici e servì a
ripianare la parte in pendio esistente verso il ponte sul Cesano. Si poté così ampliare
di almeno un terzo l'area dei giardini stessi.
Una domenica mattina l'allora Sindaco Galliano Binotti, abbordò Pippo in piazza per avere
un consiglio, data la sua esperienza campagnola e lo portò con sé a fare quattro passi
fino al giardino. Neanche a dirlo quanto il brav'uomo si sentisse onorato di fare una
passeggiata per il corso affollato a fianco del Sindaco e con quanto sussiego rispondesse
al saluto delle persone che incontravano.
Arrivati sul posto il Sindaco fece osservare a Pippo quanto spazio era stato guadagnato
senza alcuna spesa per l'Amministrazione Comunale.
"Vorrei farci mettere delle piante - prese a dire Binotti - per ombreggiare anche
questa parte che dovrebbe diventare, a mio parere, la più bella di tutto il complesso. Tu
che piante mi consigli?"
Pippo si piegò, raccolse un pugnello di terra, lo osservò, lo lasciò scivolare tra le
dita e
con una certa solennità, pronunciò il suo responso:
"Questo,
Signor Sindaco,
è un terreno nocivo! "
Binotti, piuttosto sconcertato per un giudizio così negativo, uscì fuori: "Peccato!
E pensare che avevo deciso di farci piantare due filari di noci."
"Perfetto! - riprese Pippo, senza avvertire l'imbarazzo del suo interlocutore -
gliel'ho detto: questo è un terreno veramente nocivo. Il noce è una pianta che cresce
anche presto e in settembre bambini e vecchietti faranno a gara nel cercare le
noci
Sì
Sì, la sua è stata proprio una buona idea, signor Sindaco.
Un sabato sera, dentro il Caffè
Garibaldi, alcune persone stavano discutendo sui termini: "magistrato",
"magistrale", "colpo magistrale", ecc.
Pippo si mise ad ascoltare senza capirci granché. Tornando a casa prese a meditare su
quanto aveva sentito, cercando di ricollegare e capire il significato dei termini
ascoltati. All'improvviso si ricordò che il popolino di Pergola dava la baia al Prof.
Troilo, Preside dell'allora Regio Ginnasio della città, perché chiamava ad alta voce
Eudosio Ottalevi, che faceva il vetturino, con il nome di "vetturale".
"Ergo - pensò Pippo - se un professore chiama un vetturino col nome di vetturale,
un magistrato deve essere chiamato magistrale."
Su questo groviglio di idee, ancor più arruffate dalle sue deduzioni di tipo
aristotelico, Pippo dormì saporitamente.
La mattina successiva, domenica, si ricordò che doveva fare la mostra, come i Capitani di
Ventura. Ma la sua era una mostra pacifica: doveva far vedere a tutti il suo orologio
d'oro che si era appena comperato.
Vestì l'abito migliore, indossò una camicia bianca, si strinse l'orologio sopra il
polsino, si infilò un bell'anello pure d'oro e così bardato uscì di casa.
Con la massima serietà andò ad appoggiarsi alla parete a fianco della porta del Caffè
Garibaldi.
Si tirò su un po' la manica della giacca, perché si vedesse l'orologio, appoggiò la
mano sinistra sulla destra e rimase fermo in quella posizione, come se aspettasse
"Godot".
Ad un certo momento arrivò, con passo svelto, il pretore.
"Buon giorno, Signor Magistrale" salutò Pippo facendo un inchino. Il giudice
rispose appena con un cenno della testa ed entrò nel bar ridendo di gusto.
La Peppa, cui nulla sfuggiva, da dietro il bancone lo apostrofa:"Com'è allegro
questa mattina Signor Giudice!"
Ed avrebbe preso volentieri parte alla sua risata, se il giudice non fosse tornato serio
all'improvviso ed avesse risposto: "Niente, niente signora
(o è cosa che non
posso dire, come rispose Don Abbondio alla Perpetua un po' troppo ficcanasa)."
Una sera d'agosto, in piazza Ginevri, una banda suonava dei brani incantevoli di Rossini.
Pippo si era messo al centro della piazza a gambe larghe che se avesse avuto una spada tra
le mani, sarebbe stato scambiato per Pippo Spano, così com'è rappresentato nel ritratto
di Andrea del Castagno.
Ad un certo momento gli si avvicinò il Dott. Brunella che gli disse: "Allora Pippo
ti piace questa musica?"
E Pippo, quasi in deliquio: "Io per la musica, dottore, sono ateo". (Sic) |