Dopo tanti anni
di insegnamento e dopo aver cambiato tante sedi, finalmente ebbi San Lorenzo _ capoluogo.
Qui c'erano due sezioni per classe e quindi eravamo dieci insegnanti e tutti di ruolo. Non
più giovanissimo, ero comunque il più giovane. Per alcuni anni feci sempre la quinta.
Quell'anno ero felice di avere una prima, anche perché già fin dai primi giorni mi resi
conto di avere a che fare con dei bambini molto svegli; a volte anche troppo!
Ricordo che il primo giorno giocammo. Sì, perché io ho sempre giocato con i miei alunni.
Ho avuto un mio modo di vedere da sempre: l'insegnante elementare deve giocare con i
propri alunni; quando l'insegnante non è più in grado di farlo o non se la sente più,
allora vuol dire che deve andare in pensione o passare ad un'altra attività.
Dunque quel giorno giocammo ed io proposi giochi nuovi, ma il giorno dopo ero intenzionato
ad iniziare il lavoro scolastico vero e proprio.
Così, quando tutti i bambini furono in classe e seduti nei banchi, dissi loro di fare
silenzio perché dovevo raccontare una bella favola.
Tutti fecero silenzio, meno due o tre. Alzai la voce, ma uno, il più piccolo di nome
Francesco, si ostinava a parlare. Mi avvicinai e scuotendolo gli dissi: "Vuoi far
silenzio, sì o no?"
Francesco, alzando gli occhi dal basso verso l'alto, mi apostrofò dicendo: "E co'
sgaggi? Co' t'credi d'metteme paura?!" Lì per lì rimasi sorpreso di questa
risposta, ma poi sbottai in una sonora risata anche perché in fondo ero contento che
questo bambino fosse tanto sicuro di sé.
Il giorno dopo, una maestra che aveva saputo di questa risposta, mentre facevamo
ricreazione in cortile, si avvicinò a Francesco e gli disse: "Ma tu non hai paura
del maestro?" E quello senza scomporsi le rispose: "Ma perché?! E nn è più
picclo d'me!" |