Per il cittadino
che sente il dovere di pagare le tasse fino all'ultima lira dovuta è questo il periodo
più fastidioso dell'anno.
E non tanto perché il ministro del tesoro ogni anno ne inventa una per spremerci le
tasche, ma perché i moduli della denuncia dei redditi e per i pagamenti rappresentano un
mistero impenetrabile.
È il periodo dell'anno in cui maledico il giorno in cui ho deciso di costruirmi una casa,
l'unico bene immobile che mi appartiene, che è fonte di mie intime soddisfazioni ma anche
di tanti pericolosi versamenti di bile.
Per "colpa" della casa devo periodicamente "trattare" con lo Stato,
con la Regione, con la Provincia, con il Consorzio di Bonifica, con il Comune.
Se non avessi la casa eviterei tanti fastidi.
Questo "Stato" le studia tutte per "punirci" di aver fatto la casa.
Se si limitasse a "taglieggiarci" con tasse e balzelli non sarebbe poi gran
cosa, ma costringerci ad affrontare l'enigma di sigle, codici, moduli e soprattutto a
scoprire l'arcano linguaggio delle istruzioni che il FISCO ci ammannisce con uno spreco
inverosimile di carta, diventa una cosa veramente insopportabile.
Quest'anno hanno scoperto il "CODICE" di versamento: è una novità che mi ha
trovato del tutto impreparato.
Vado allo sportello bancario per pagare con l'intima soddisfazione di aver fatto tutto da
me, ma il cassiere subito gela il mio slancio di contribuente fedele e puntuale:
- Manca il NUMERO DI CODICE.
- Il numero di che? - mi permetto di chiedere.
- Il NUMERO DEL CODICE - ripete l'impiegato indicandomi il sito sul modulo.
- Ce lo metta lei, grazie - aggiungo io.
- Io non lo conosco, vada dal commercialista.
A questo punto, essendosi accorto che il sangue mi sta salendo velocemente alla testa, con
il tono di chi vuol facilitare un amico, mi consiglia d'interpellare un funzionario suo
collega. Finalmente il NUMERO DI CODICE vien fuori, ma non è certo che sia quello giusto:
mi dicono che spesso trovano difficoltà a individuarlo anche quelli dell'ufficio delle
imposte.
Amenità di una burocrazia che ci costa e ci dissangua.
Pago e torno a casa avvilito e scontento.
Mi torna alla mente Sabbatino, il contadino analfabeta, che mi fu maestro nell'adolescenza
nel rendermi comprensibile il meraviglioso libro della natura.
Sabbatino non aveva rossore quando si presentava in comune a chiedere "Q'la
carta".
Era quel santuomo di Ioni, l'ufficiale di stato civile di allora, dopo un paziente
interrogatorio, a indovinare di quale certificato avesse bisogno.
La "carta" a quei tempi aveva un valore immenso: Sabbatino aveva dovuto
"cavare le carte" per sposare.
Tempi sereni, quelli, tempi in cui erano in pochi a sentire la curiosità di scendere
sulla luna. |