Torna all'indice! Pagina 17        

Come ci vedono dal cuore dell'impero

 

Il ben noto settimanale americano "Time" - da non confondere con l'almeno altrettanto famoso quotidiano inglese "The Times" - è uscito, tra la fine del '98 e l'inizio del '99, con un numero speciale (una settantina di pagine) interamente dedicato ai problemi e alle prospettive dell'Unione europea. Titolo: Visions of Europe. Penso che alcuni squarci possano offrire, anche a distanza di mesi, utili spunti di riflessione.
In qualche caso, anzi, proprio perché lo sviluppo di alcune situazioni ha drammaticamente "bruciato" certe analisi e certi scenari. È difficile, ad esempio, non sentirsi attraversati da un brivido quando, a proposito del Kosovo, si afferma che il mediatore statunitense - sostenuto dallo spauracchio di bombardamenti NATO - ha strappato a Milosevic l'impegno a concedere "elezioni locali entro 9 mesi e una maggiore autonomia per la provincia".
Lascia parecchio perplessi, inoltre, la mancata sottolineatura della potenziale (soltanto?) conflittualità tra la posizione egemonica economico-politico-militare degli USA e la più che comprensibile aspirazione dell'Unione europea a collocarsi su un piano di tendenziale parità. Si accenna, tutt'al più, ad una certa insofferenza di parecchi intellettuali europei verso la cosiddetta egemonia culturale americana (sulla cui effettiva consistenza, peraltro, si avanza più di un dubbio).
Ma veniamo ai quattro cittadini italiani presi in considerazione da "Time", in quanto ritenuti particolarmente rappresentativi del nostro modo di collocarci all'interno dell'Europa in costruzione.
E cominciamo con una…italiana non-italiana: si tratta dell'alto-atesina (pardon: sud-tirolese!) Eva Klotz. La "pasionaria del Tirolo indipendente" - figlia d'arte: il padre, Georg, negli anni '60 si rese responsabile di vari attentati - è perentoria: «Noi non siamo italiani, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai». Il suo obiettivo è l'unificazione di tutto il Tirolo (italiano e austriaco) in una entità politicamente indipendente. E non solo fiscalmente, come mostrano di accontentarsi di perseguire quelle "pappemolli" della SVP. Il fatto che l'Italia si stia aprendo sempre più all'Europa riempie di speranzosa allegrezza la rediviva Giovanna d'Arco: «Forse adesso diventerà più facile unificare il Tirolo».
Nel capitoletto dedicato allo stato dell'arte in Europa oggi, un posto di assoluto rilievo è riservato al cantante toscano Andrea Bocelli. Il denso e informato profilo a lui dedicato gronda di sincera simpatia e di ardente ammirazione ad ogni rigo: un autentico "santino".
Nel campo di quelli che lavorano per attuare un progetto politicamente al passo con l'Europa di domani, un italiano-tipo è individuato da "Time" nel sindaco di Napoli Antonio Bassolino. A suo merito di particolare rilevanza viene ascritto, ad esempio, il provvedimento grazie al quale una cinquantina di "siti" (non Internet, una volta tanto) di spiccato interesse artistico - chiusi in precedenza per mancanza di personale - sono stati aperti al pubblico e provvisti di sorveglianti. Inoltre anche attraverso illuminate operazioni finanziarie di respiro internazionale, Bassolino avrebbe provveduto a incentivare l'iniziativa privata e ad attaccare il forte debito del Comune amministrato. Musica nuova, insomma, per il Mezzogiorno d'Italia.
Ma quando si tratta di far parlare a ruota libera un italiano-medio "esemplare", per sentire dalla sua stessa bocca che cosa pensa della (costruenda) Europa unita, a chi credete si rivolga "Time"? Non diversamente dalla Svezia che ha insignito del Nobel l'italico giullare Dario Fo, non diversamente da Hollywood che ha assegnato 2 o 3 Oscar all'italico giullare Roberto Benigni, il settimanale americano sceglie come portavoce particolarmente rappresentativo dello Stivale l'italico giullare Beppe Grillo. E per ben venticinque righe il cinquantenne comico genovese, con la verve che lo contraddistingue, dice peste e corna del "progetto Europa unita": del quale non salva praticamente nulla. Vogliamo ascoltarlo?
«Io non sono né euroscettico né eurofobico (etichette fatte apposta per farci passare per cretini). Semplicemente io odio l'Europa con tutte le mie forze. Io sono contro ogni forma di colonizzazione e di disinformazione e qui ci troviamo di fronte a una colonizzazione che s'impone grazie ad una totale disinformazione. Voglio essere una voce fuori dal coro. La verità è che noi non sappiamo niente a proposito dell'Europa e una cosa che noi non abbiamo mai votato ci viene rifilata e imposta. Sono sicuro che, se votassimo al riguardo, voteremmo contro l'Europa. Chi stabilisce le regole? Una banca di Francoforte?
Questa idea che siamo tutti eguali è assurda. La libertà significa rispettare le differenze. E poi c'è tutto questo gran parlare della necessità di essere…competitivi. Si dice che saremo in grado di competere con gli americani e con i giapponesi. In realtà questo significa che chi è disoccupato a Teramo può andare a fare il disoccupato a Bonn. Ecco che cosa è la libertà di movimento dei lavoratori. E levatevi dalla testa le 35 ore settimanali. Dovremo lavorare 72 ore la settimana e morire a 59 anni, se vogliamo essere competitivi. Il salario medio di un americano è di quattro (4) dollari l'ora. Siamo sulla strada della mac-donaldizzazione della forza-lavoro. Spero soltanto che i giapponesi e gli americani ci prendano a calci nel sedere.
E che lingua parleremo? Inglese. E la cosa più buffa è che gli inglesi non hanno alcuna intenzione di entrare a far parte dell'Unione monetaria europea. Io non sono pessimista nei riguardi dell'Europa; sono apocalittico. Spero solo che si vada, sì, verso la catastrofe, ma con ottimismo
».
È, come si vede, il solito, inconfondibile Grillo. "Politically incorrect" per principio; magari con una punta di snobismo, di compiaciuto anticonformismo. Eppure, in qualche caso, le provocazioni del "grillo straparlante" contengono (nascondono?) un prezioso granellino di buonsenso. Grillo, insomma; non grullo.
(Il commento che precede, sia chiaro, è del sottoscritto. "Time" si limita a riportare, senza neanche un filo di nota, lo sfogo del cabarettista; divertendosi un mondo, immagino).

                                                            Medoro Sala    

 

Pagina PRECEDENTE

Pagina SUCCESSIVA