Palazzo
Zanardi è un edificio di tre piani appollaiato nel punto più alto del paese.
E se un tempo, ormai remoto, accampò qualche pretesa di distinzione, incombendo sulle
minuscole case a schiera, ora non è altro che un monumento all'incuria e alla miseria.
Brandelli di muri ancora lo sorreggono.
Ma il tetto lascia passare tutta l'acqua piovana che Dio manda, malamente trattenuta dal
pavimento del terzo piano.
Tutto l'edificio è impregnato di umidità.
Pareti, pavimenti, infissi sono in malora.
Tutto attorno, dov'era uno splendido parco, erbacce e cespugli di rovi la fanno da
padroni.
Eppure in quella desolazione vive da anni (si fa per dire) Serafino, ultimo discendente di
una schiatta dai "magnanimi lombi".
E da anni, oltre ad una condizione subumana, deve patire gli scherzi, anche pesanti, di
alcuni scimmiottatori inconsapevoli di Bruno e Buffalmacco.
Inconsapevoli in quanto non hanno assolutamente niente da spartire con simili giocosi
personaggi del Boccaccio.
Nonostante tutto, grazie all'imperturbabile aristocrazia del suo carattere, Serafino è
vissuto finora in buona salute.
Ma adesso il pover'uomo si è ammalato, ammalato seriamente.
Il medico, che gli ha riscontrato qualcosa al cuore, gli ha fissato una visita dal
cardiologo.
Qui il responso è stato allarmante: "Aterosclerosi delle coronarie e ischemia
miocardica."
"E che cosa vuol dire?"
"Vede, le coronarie sono molto malridotte, quindi ci vuole un intervento chirurgico
urgente."
"Ho capito, la ringrazio. Quanto le devo?"
"Non si preoccupi", e la faccia dell'illustre clinico ha espresso il più
sovrumano disgusto per una cosa così venale come il compenso, "regoli con la mia
segretaria."
E così Serafino è stato dirottato da un cardiochirurgo: stessa diagnosi ma conclusione
opposta: "Lei è troppo malandato e quindi non posso operarla."
"Pazienza. Vuol dire che si farà operare mio cognato."
"Cosa c'entra?"
"Lui non è malato, sta bene. Quindi lei potrà operarlo tranquillamente."
"Ma cosa sta dicendo?"
"Cosa sta dicendo lei! Chi è sano non lo può operare, chi è malato neppure. Mi sa
dire che razza di chirurgo è?"
"Ma come si permette
"
"Mi permetto, mi permetto. Ma stia tranquillo, passerò a regolare dalla
segretaria".
Dopo di che Serafino se n'è andato, lasciando il luminare, che da rosso era diventato
cianotico, sull'orlo di una crisi cardiaca. |
| Ringraziamento Ringrazio sentitamente il sig. Costanzo Fagioli che mi
ha fatto pervenire "UNA NOTTE DI DANTE", la vigorosa cantica di Giovanni
Marchetti, senigagliese dell'ottocento.
Come molti sapranno, Marchetti fu poeta e dentista insigne, oltre che uomo politico e
ministro di Pio IX, il papa conterraneo. |