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VIENI AL PADRE
Schede di Catechesi di Don Lino Ricci

8a SCHEDA

 

Abbiamo iniziato la volta scorsa una terza serie di schede sul tema di fondo proprio di questo "Anno del Padre". La serie, dal titolo "Siamo suoi figli", ci ha portato a riflettere, prima di tutto, sulla nostra "Somiglianza con il Padre": siamo fatti "a sua immagine e somiglianza". Proseguiamo, facendo un passo avanti: Per non essere figli degeneri, dobbiamo imitare il Padre. In che cosa?

      "Siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli".
Gesù ci fa una proposta inaudita, che ha certamente bisogno di essere compresa.
L'uomo non sarà mai perfetto; la sua natura porta in sé un limite invalicabile: l'uomo è "creatura", il suo essere è partecipato; gli viene da Dio suo Creatore.
Dio solo è perfezione assoluta, pienezza del bene e della santità. Ma Dio con noi vuol essere "padre" e non "Signore", "Padrone". Ci vuole suoi "figli". Ci fa perciò partecipi della sua natura divina, perché possiamo essere "perfetti" come lui.
Questo è da sempre, dall'eternità, il suo progetto: lo ha subito realizzato quando ci ha creati. E non è bastato il rifiuto dell'uomo a rendere nullo quel progetto; Dio lo ha realizzato in maniera ancor più meravigliosa dopo il peccato dell'uomo, perché si è fatto uomo Lui stesso nel Figlio ed ha così comunicato a noi, per mezzo di lui, la sua divinità, la sua perfezione.
Ecco: noi siamo "perfetti" nel Figlio. E poiché tutti siamo chiamati all'unione con questo Figlio, tutti abbiamo la possibilità di vivere questa "perfezione".
Dunque l'invito a essere perfetti come lo è il Padre che sta nei cieli altro non è che l'invito a vivere in comunione con il Figlio, Gesù, a non staccarci da lui con il rifiuto a credere e con la scelta del peccato.
La nostra risposta al progetto di Dio si giuoca nel campo delle nostre scelte, nell'esercizio consapevole e saggio della nostra libertà.

       La perfezione è imitazione del Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo.
Lo esprimeremo, servendoci di tre attributi biblici di Dio.

- Dio è fedele. Il limite umano ci posta alla instabilità, alla mutevolezza, al tradimento. Dio è la Roccia stabile, immutabile, delle cui promesse mai possiamo dubitare.
La Bibbia è tutta un inno alla fedeltà di Dio e un racconto dell'infedeltà dell'uomo.
La fedeltà di Dio si è realizzata in pieno nell'Incarnazione: Dio è talmente fedele al suo amore per l'uomo da farsi uomo, da offrirsi per l'uomo, da farsi partecipe delle conseguenze del peccato dell'uomo: dolore e morte. Cristo è lo specchio tersissimo del Dio fedele; è la Parola fatta carne, nella quale tutte le promesse di Dio all'uomo diventano "sì".
Uniti a Cristo, obbedendo a lui, noi pure diventiamo "fedeli" a Dio e ai fratelli; le nostre debolezze vengono continuamente sanate dalla conversione, dalla preghiera, dai Sacramenti.
"Tutto posso in Colui che mi dà forza" asserisce S. Paolo, pur nella consapevolezza delle sue miserie umane: in esse trova addirittura motivo di vanto, perché sono la prova della potenza di Cristo.
- Dio è il vivente. L'uomo è mortale. Dio è l'eterno, l'immortale, la pienezza assoluta di vita. Lui solo può comunicarci la sua immortalità.
Lo ha fatto fin dal principio; lo fa, nonostante il peccato dell'uomo, in Cristo. Il Figlio incarnato comunica alla nostra mortalità il suo Spirito, lo Spirito Santo.
Lo Spirito dà la vita immortale alla nostra umanità, anima e corpo, individuo e società.
Di qui scaturisce la nostra possibilità di "novità", di ripresa, di risurrezione, di liberazione dal male nonostante le esperienze negative delle sconfitte, delle infermità, della morte.
Restare uniti a Cristo nella verità e nell'amore è garanzia di salvezza. Allora già qui sulla terra non possiamo abbandonarci alla sfiducia, allo scoraggiamento, alla resa nel promuovere il bene dei singoli e della comunità. La meta sarà raggiunta, in maniera totale e definitiva, nell'aldilà: la vita eterna è il punto di riferimento definitivo ed esaustivo di tutta la nostra vicenda esistenziale.
La vita nello Spirito: questo è il progetto che siamo chiamati ad accogliere e a promuovere, perché lo Spirito Santo lo realizzi per ciascuno e per tutti.
- Dio è Amore. La superbia porta l'uomo alla suprema illusione di essere dio, seguendo la suprema menzogna del tentatore. Dio, nell'ardente fornace del suo amore, si fa piccolo, umile. Non "fa da Dio", rifiuta di "fare da Dio".
Lo dimostra a chiare note nell'Incarnazione, quando, in Gesù, alla proposta di Satana: "Se sei Figlio di Dio buttati giù da questo pinnacolo", risponde: "Non tenterai il Signore Dio tuo". Dio non si lascia indurre in tentazione. Noi, invece, ci lasciamo indurre nella tentazione di "fare da Dio".
L'amore si mette a servizio; l'amore accetta l'umiliazione, la sofferenza, la morte.
Il Padre, per amore nostro, soffre nel Figlio.
Come il padre della parabola, soffre con noi e in noi, finché non torniamo a lui e non ci buttiamo tra le sue braccia, gridando: "Padre!"
Imitare il Padre vorrà dire soprattutto proprio questo: imparare ad amare fino al dono di sé, perché il Padre possa dire anche di noi: "Questo è il mio figlio diletto, nel quale ho posto le mie compiacenze".

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