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Riportiamo l' intervento di Don Lino Ricci pubblicato nel libro "Scultura e arredo in legno fra Marche e Umbria" presentato a Pergola il 29 maggio 1999.

BELLEZZA, MISTERO, SCUOLA:
l'arte religiosa del legno a servizio del popolo.

 

L' amicizia e la gentilezza della Dott.ssa Montevecchi e del Prof. Scarpellini mi hanno chiesto di portare un contributo a questo Convegno, quale pergoleseche ama il patrimonio artistico della propria città e quale rappresentante del Clero, che si trova a essere custode di tanta parte di questo patrimonio.
Cornice in legno intagliato e dorato - Intagliatore locale; ultimo quarto sec. XVII - Pergola, Chiesa di San BiagioHo accettato l'invito, anche se mi sono domandato quale tipo di contributo avrei potuto portare io, che nel vastissimo campo dell'arte so di essere soltanto un dilettante, un autodidatta, mentre nell'arte del dire mi sento più portato, come prete, a fare dei sermoni religiosi, che qui, però, sarebbero fuori luogo. Ho pensato che la soluzione più ragionevole poteva essere quella di tentare una lettura - "una", non l'unica! - di questo cospicuo patrimonio dell'arte del legno, domandandomene il senso, il significato, dato che si tratta non di un'arte qualsiasi, ma di un'arte a servizio della religione cristiana…
Questa riflessione, poi, mi ha richiamato a un'altra, che tante volte mi è capitato di fare: è molto opportuno ed è tanto gratificante, nella lettura di un'opera artistica, entrare, per quanto è possibile, dentro il pensiero, la volontà, il sentimento, direi la "spiritualità" dell'autore.
Posso provare a rendere questo esercizio. Ed ecco questo modesto contributo.

      Il legno. Certo è che, dal punto di vista religioso, il legno ha una sua "dignità" teologica, che lo eleva di colpo al di sopra della sua povertà e della sua fragilità di materia soggetta agli insulti del tempo e delle forze della natura… Viene da una creatura viva (mi è tornato in mente un sonetto del poeta Giacomo Zanella, Il ciliegio, nel quale il legno della biblioteca dell'autore prende la parola e rievoca la sua vita di albero che ha goduto del sole, combattuto con i venti, portato fiori e frutti); è creatura di Dio (i Salmi cantano più di una volta il fremito delle foreste).
È dono di Dio - dice il libro dell'Esodo - l'arte di intagliare e di scolpire il legno; l'homo faber della cultura classica trova il suo corrispettivo teologico nell'Incarnazione del Figlio di Dio, che si fa Filius fabri e che innalza il legno alla sfera divina di strumento di salvezza (Attulit mortem; Attulit vitam - c'è scritto nell'altare maggiore di S. Francesco: Portò la morte - Portò la vita); il legno che ha portato la morte (l'albero del Paradiso terrestre) diventa, grazie alla Croce di Cristo, il legno della vita, il legno della risurrezione - Regnavit a ligno Deus -. "Nessuna selva - si canta il Venerdì Santo - ne produce uno simile di rami, fiori e frutti".

      L'arte.
L'arte religiosa prende questa creatura e se ne serve per la gloria di Dio, innanzitutto.
E poiché è figlia, quest'arte, della natura, ecco che l'arte - afferma Dante - a Dio quasi è nepote. Dio Creatore è la Bellezza: tutto deve essere usato per cantare la divina bellezza.
Il legno fornisce materiale per questo inno: dalle opere più umili, ornamentali o a servizio del culto (cornici - penso alle splendide cornici tardorinascCassapanca - Artigianato marchigiano; sec. XVIII - Pergola, Chiesa di Sant' Andrea in Concattedraleimentali e barocche di S. Biagio -, candelieri, raggiere - penso a quella dell'abside della Cattedrale - , baldacchini - la fastosa macchina processionale dei santi Patroni - , tabernacoli, confessionali - molto belli quelli del Duomo e di S. Francesco - ), su su fino a opere di grande importanza, come i dossi degli altari - il Duomo di Pergola ne ha di elegantissimi, tra i più belli e armoniosi che io abbia mai visto in giro per il mondo - ; ancor più su, a raffigurare santi, angeli, Maria, Cristo, lo Spirito Santo, il Padre - anche in questo settore Pergola è particolarmente ricca - (penso al mio carissimo S. Vitale, la statua che ho contemplato fin da fanciullo, e all'Immacolata di S. Francesco, la statua che mi ha affascinato al di sopra di ogni altra.
Il legno si riveste di colori, si ricopre di lamine d'argento e d'oro, diventa narrazione e rappresentazione, in intarsio o a rilievo, nell'arte di tradurre in immagini o in simboli la potenza, lo splendore, la santità di Dio…

     Le statue. Mi è riuscita assai interessante, poco tempo fa, il 2 settembre, la pagina Cultura e Religione" del quotidiano Avvenire.
Esponeva alcune battute della polemica suscitata in Italia dall'articolo di un liturgista, padre Riccardo Barile, sulla "Rivista di pastorale liturgica", dal titolo "Immagini e statue tra idolo e segno". Il Barile auspica che le chiese vengano liberate dalle troppe statue, mettendo quelle artistiche in appositi musei e privilegiando le opere pittoriche.
La pittura - sostene - è più vicina alla "grafia", alla scrittura (e perciò alla Sacra Scrittura, alla Bibbia); la terza dimensione, propria della scultura, conferirebbe all'opera d'arte un nostro modo umano di sentire, più materiale, che l'allontanerebbe dallo stile biblico, cioè dalla Rivelazione e l'avvicinerebbe all'idolo.
Tra quelli che propendono a favore di questa ardita "proposta" e quelli che si dichiarano espressamente contrari, mi è parsa emergere una posizione di equilibrio.
La feSan Vitale e i figli Gervasio e Protasio - Anonimo scultore; fine sec. XV, inizio sec. XVI - Pergola, Chiesa di San Vitalede nell'Incarnazione di Dio ha portato la Chiesa a rifiutare come eretica la dottrina della "Iconoclastia"; la scultura deve avere nei luoghi di culto legittima presenza.
Occorre invece liberare le chiese dalle opere brutte, dozzinali, commerciali, messe lì senza un vero progetto educativo; il vero problema è quello della misura, della collaborazione (che il più delle volte oggi non c'è) tra architettura e arti decorative e, su un altro versante, è quello della formazione e della catechesi, per evitare ogni forma di materializzazione e di superstizione.
L'uomo ha bisogno di raffigurare in modo a lui conveniente ciò che è invisibile, spirituale, così come esprime, anche attraverso la sua corporeità ciò che, di per sé, non è visibile e non sempre è esprimibile: pensiero, sentimenti, amore, fede…
Il mistero può essere espresso in simboli (e quanto è utile e opportuna la conoscenza - e l'uso - di questi simboli!) - la conoscenza della iconografia è indispensabile per intendere l'arte religiosa - e, dato che è diventato "evento", storia, il mistero può e deve essere "raffigurato" con immagini e scene, che lo "svelano e ri-velano". Non vuol essere questo un giuoco di parole, ma una interpretazione di quel fenomeno - così comune a Pergola - delle statue lignee "velate e ri-velate" da tele dipinte, quasi allo scopo di accendere nel fedele il desiderio di vedere l'invisibile.
Il mistero diventa più accessibile, se presentato con i mezzi più consoni alla natura umana, che è fatta di anima e di corpo.

      E qui un'ultima riflessione.
Quale scopo ha avuto quest'arte? Certo c'è stato da parte di tanti artigiani il bisogno di lavorare, per guadagnare e per vivere.
C'è stata una gara tra i tanti committenti (Ordini Religiosi; Confraternite; famiglie patrizie…) per avere la chiesa o l'altare più bello e splendente…
L'uomo porta in tutto il peso dei suoi limiti e delle sue debolezze. Ma faremmo male a leggere queste realtà con le categorie mentali o i pregiudizi ideologici dei nostri giorni… Angelo custode - Anonimo scultore; secondo quarto sec. XVII - Pergola, Chiesa di Sant'Andrea in Concattedrale
Talvolta mi diverto quando, di fronte a una statua che mi è cara dalla mia fanciullezza e che ai devoti sembra - ed è! - veramente bella, l'Immacolata di Jacopo Piazzetta, sento interpretazioni del tutto contrastanti…: una dama, una zingarella, una ballerina…Per comprenderne bene il significato bisognerebbe conoscere la simbologia con la quale l'Apocalisse vede la Donna, vestita di sole, coronata di stelle, con la luna sotto i suoi piedi…
Certe sculture religiose sono prima di tutto espressione di fede e catechesi per il popolo cristiano (la Bibbia dei poveri!). Sono a lode di Dio e a servizio del popolo.

Anni fa, visitando lo splendido Duomo di Barga, presso Castelvecchio Pascoli, nella Lucchesia, mi ha colpito una lapide, che riportava un brano di Giovanni Pascoli: "Ai tempi dei tempi, avanti il Mille, i barghigiani campavano di castagne. Fecero il Duomo. «Che in casa mia io salti da un travicello all'altro…Ma il Duomo ha da essere grande…». Dicevano: «Piccolo il mio, grande il nostro! »".
Se è una lettura esatta - e i poeti spesso hanno intuizioni che non a tutti è dato di avere - forse è per questo che a Pergola abbiamo tante chiese con tante opere d'arte, che noi stessi talvolta non conosciamo e non apprezziamo. Magari diciamo: "A che servono? demoliamolo; affittiamo; vendiamo…!" Purtroppo viviamo in un tempo in cui qualcuno può presumere di fare impunemente il bagno in una fontana del Bernini come fosse sua proprietà privata!
Dovremmo invece ritornare a vedere l'arte come ricchezza di tutta la Comunità. «Piccolo il mio, grande il nostro! »

Don Lino Ricci       

       

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