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Gioia e fiducia:
Ordinazione Sacerdotale
di Don Federico Tocchini
 

 

Don Federico TocchiniNon possiamo aprire questa volta il nostro periodico religioso interparrocchiale senza mettere al primo posto, come avvenimento molto significativo, l'Ordinazione Sacerdotale che interessa tutta la Diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli, Pergola nel suo insieme, ma che tocca più da vicino il nostro entroterra, perché il giovane che l'11 settembre prossimo sarà ordinato presbitero dal nostro Vescovo Mons. Vittorio Tomassetti, il diacono Don Federico Tocchini, viene dalla nostra terra ed è inserito saldamente nella nostra terra.
Nato a Massa di Cagli il 21 luglio 1968 da Gildo e Maria, ha una sorella maggiore sposata a Urbania, con due nipoti.
Dopo le Scuole Medie, ha frequentato a Senigallia la Scuola Alberghiera, ha svolto il servizio militare a Viterbo nel Corpo dell'Aeronautica e poi, esercitata la sua professione a Rimini e a Bologna, ha sentito la chiamata a scegliere la via del Sacerdozio. Si è preparato nello studio, ottenendo a 23 anni la maturità magistrale a Fano e poi è entrato a far parte del Seminario Regionale.
Durante questo periodo ha svolto una esperienza pastorale a Pianello di Cagli e a Cagli stessa, proseguendola per più di un anno anche dopo aver terminato il Corso Teologico. A Cagli è stato ordinato Diacono il 12 settembre dello scorso anno e, dall'ottobre 1998, il Vescovo lo ha messo a servizio delle due parrocchie di Pergola.
Di lui vogliamo rilevare: la soda preparazione teologica, la calda fede religiosa, il temperamento dolce e nello stesso tempo volitivo, oltre a una capacità non comune di dare e ricevere amicizia, tanto che ha amici un po' dappertutto, sparsi non solo in Italia, ma anche fuori…, tra i giovani e nelle coppie familiari, per le quali ha e raccoglie particolari simpatie. Ci sembrano buone premesse per un efficace servizio sacerdotale.

Abbiamo detto gioia. Siamo ben consapevoli di quale sia la situazione attuale del clero: una situazione evidente di crisi, una crisi che si ripercuote in tutti gli aspetti della vita non solo religiosa, ma anche civile. Non è solo questione numerica; è problema di ideali, di fede, di amore.
Basta avere occhi per non definire "retorica" la da tutti riconosciuta e lamentata "mancanza di valori". E non è per scrivere una frase a effetto che ti senti di definire come profetico il detto del Santo Curato di Ars: "Lasciate per dieci anni una parrocchia senza prete: vi adoreranno le bestie".
Guardiamo in faccia la situazione della nostra Italia. Tra gli infiniti passi sociali e politici con i quali chiediamo una società sempre più individualista e permissiva, tra le debolezze e le carenze di una amministrazione della giustizia che non riesce più a demarcare nettamente che cosa è bene e che cosa è male, in una lotta politica nella quale l'unica ricerca è quella del potere e del denaro, senza preoccupazione per il bene comune, in uno Stato nel quale l'assistenza sociale effettiva è lasciata all'impegno, necessariamente insufficiente, dei singoli e di forme di volontariato, con una politica scolastica che sembra sempre più volta a favorire il disimpegno e ad accrescere il numero degli incompetenti più che a premiare la buona volontà dei pochi che studiano seriamente, con lo sfascio voluto e tenacemente perseguito dell'unità della famiglia, ultimo baluardo della salute di una convivenza umana, in mezzo alla pressione di sette e nuove religioni che sembrano donare illusorie garanzie di serenità e di pace, tutte volte all'uomo e alla ricerca di un benessere puramente terreno, come possono le nuove generazioni sentire il richiamo di valori quali amore _ donazione, spirito di sacrificio, senso del dovere verso di sé e verso gli altri, impegno e onestà nel proprio lavoro, dedizione generosa al bene comune…?
Occorre il supporto della fede, della grazia, della consapevolezza che dopo la terra c'è una vita eterna. Non seguiranno i giovani piuttosto la tentazione di cercare il maggior piacere possibile, di rifuggire da tutto ciò che costa lavoro e rinuncia, di lasciarsi andare a una vita dissipata e rumorosa, superficiale e prepotente, nella quale si diventa incapaci di pensare, di volere, di donare?
E invece no: ed ecco la gioia. Nascono ancora giovani che se la sentono di andare controcorrente, di fare scelte coraggiose, che non siano solo quelle dello sport, dello spettacolo e del divertimento di trovare attraente ciò che sembra arduo e difficile.
È Cristo che chiama a seguirlo e che dà la forza di seguirlo e che fa presa su energie proprie della natura umana che, grazie a Dio, esistono ancora, e che sono capaci di emergere dal profondo dell'anima. Allora tutto diventa possibile.

Ecco perché diciamo anche fiducia. Il gesto di Don Federico e di altri che lo seguiranno ci dà fiducia. Non solo per la sorte della religione nel nostro paese e nel mondo, ma anche per la sorte della società umana, che cammina verso il terzo millennio cristiano, ma senza ancora sapere o vedere per quali vie gli uomini riusciranno a progredire ancora in civiltà, cioè in umanità, pace, giustizia, fraternità.
Abbiamo fiducia e, nello stesso tempo, facciamo un appello a tutti i credenti in Cristo. Lui ci ha dato una garanzia: "Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo"; ci ha chiesto un impegno: "Siate miei testimoni sino agli estremi confini della terra"; ci ha raccomandato: "Pregate il Padrone della messe, perché mandi operai nel suo campo".

Quanto a Don Federico, gli facciamo un caldo augurio: Possa essere all'altezza delle nostre speranze; una promessa: Non lo lasceremo solo; una indicazione: realizzare il "logo" che ha scelto per la sua Ordinazione a presbitero: Seguire fedelmente ogni giorno le orme del "Buon Pastore".

                                                                         La Redazione    

  

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