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Politically incorrect…
"La Giustizia e il caso Marta Russo"

 

Sherlock Holmes lo definirebbe "elementare!", nel senso che meno di così non si poteva fare. La Signora in Giallo faticherebbe ben poco a bollarlo come misero "delitto imperfetto!". Perry Mason rimpiangerebbe i bei tempi, quando era un giovane avvocato.
Mi riferisco alla più "compromessa" - da compromesso, accordo contrattato - "sentenza all'italiana" sul noto caso Marta Russo. Sette anni per omicidio colposo - come fosse un incidente - a Scattone, quattro a Ferraro per favoreggiamento, assolti tutti gli altri. Così quindi è stata uccisa una studentessa universitaria di Giurisprudenza alla "Sapienza": una mattina un tale di nome Giovanni Scattone, si reca per caso all'Università, entra per caso nell'aula 6 di filosofia del diritto, ha fra le mani per caso una pistola, sempre per caso si affaccia alla finestra, dove cacche di piccione a caso diventano tracce di polvere da sparo, e casualmente fa partire un colpo che, guada caso, colpisce la prima persona che passava di lì, ancora per caso.
Tutto per puro caso! Senza un movente!
C'è qualcuno che confessa, i vari Alletto, Liparota & C., e poi ritratta come se niente fosse.
Troppo spesso ormai i PM assomigliano più a vecchi inquisitori d'altri tempi, che a magistrati preposti al conseguimento della giustizia. Ed è successo così anche in questo caso: ci si è accaniti si di una ipotesi… E dire che sui libri di diritto sta scritto che se uno è colpevole lo si deve dimostrare per poi punirlo. Se invece è innocente, fino a prova contraria, allora va scagionato con tanti saluti e scuse. Ma i libri - e lo sappiamo fin troppo bene - raccontano anche frottole!

Stefano Rossi    

 

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