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Come un contadino di Arcevia
pensava di ingannare Sant'Antonio

 

Un giorno un ragazzino trovò il padre inginocchiato in preghiera davanti ad una immagine di Sant'Antonio Abate: aveva una bestia nella stalla molto malata e per i contadini se una disgrazia deve proprio accadere è meglio che prenda la via di casa che quella della stalla.
"Sant'Antonio, famme guarì quella manza, che quanno passa lo frate te regalo `na cesta de nuce!"
Il munello che aveva finora assistito in silenzio alla preghiera del padre, si avvicinò e… "O ba', ma n'saranno troppe `na cesta de nuce?"
E il padre: "Ma quanto sei cojò, fijo mio!"
Poi, abbassando la voce, quasi perché Sant'Antonio non potesse sentire, confidenzialmente gli disse: "Ma enno tutte vaghe!"
"Ambè" annui il munello.
Ma al ragazzino si affacciò subito alla mente una domanda scottante: "Ma come ha fatto babbo a capà tutte le nuce vanusce?"
Allora si mise a cercare per casa la cesta, perché voleva accertarsi se fosse vero quello che gli aveva detto il padre. Una, due, tre…le noci erano tutte vuote. Per il ragazzo era un mistero e la curiosità gli rodeva il cervello.
"Ma come ha fatto, si domandava, a indovinalle tutte?"
Il giorno dopo, trovandosi solo col padre, tornò alla carica e quasi sottovoce: "O bà! Ma come hai fatto a capà tutte le nuce vaghe da quelle bone?"
E il padre: "Sta zitto, fijo mio, ma sei proprio cojò! Ho preso `na mastella, c'ho messo dentro l'acqua e c'ho buttato dentro le nuce. Quelle venute a galla l'ho messe dentro la cesta, quelle andate a fondo, l'ho messe a seccà sul magazzino.
"Ambè!" concluse soddisfatto il ragazzino.
Quel giorno aveva imparato una birbaria nuova da una volpe vecchia.

Mario Beci    

    

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