Calibano
vive nel mondo degli scombinati e dei pazzi.
Che spesso è un mondo scintillante e fantasioso.
E anche se un vecchio proverbio dice che fra i sani di mente e i pazzi c'è solo una
sottile linea rossa, bisogna pur ammettere che in concreto qualche netta distinzione ci
sia.
Certe azioni o comportamenti, per esempio; come quelli di Calibano.
Tutte le sere verso l'imbrunire lui innaffia puntualmente l'orto di casa.
Se viene sorpreso dalla pioggia smette, per riprendere e completare poi l'innaffiatura
quando la pioggia è cessata. Anche se c'è stato e vero e proprio diluvio.
E si lamenta: "Accidenti, che scalogna! Avevo quasi finito. Mi bastavano solo
dieci minuti".
Se poi la pioggia comincia a cadere dopo che lui ha finito d'innaffiare, commenta
soddisfatto: "Che fortuna! Ho fatto giusto in tempo".
Quando è il periodo, Calibano estirpa le erbacce, zappa, concima e coltiva zucchine,
pomodori e peperoni (non gli piacciono le melanzane). Ma trascura l'importante dettaglio
di piantarli.
E a chi gli chiede perché faccia queste follie, risponde candido: "Perché sono
matto. Se facessi come dite voi, che matto sarei?".
Ha indubbiamente un metodo nella pazzia.
Come Amleto.
Qualche volta Calibano s'incupisce: "Io sono matto. E quelli che provocano guerre,
morti, distruzioni cosa sono? Cosa sono quelli che sprecano un sacco di risorse per
distruggere cas e strade, scuole, chiese, ponti che poi devono ricostruire?"
È certo che esiste tutta una gradazione di pazzi, che vanno da quelli innocui come
Calibano a quelli rovinosi come certi Signori della guerra, come serti tiranni megalomani
e sanguinari.
In una scena di `Aspettando Godot', Estragone afferma: "Si nasce tutti pazzi.
Alcuni lo restano".
Lo restano quella pletora di artisti e pensatori (si fa per dire) che, dalla trincea di
comode poltrone da salotto, esaltano la guerra come sola igiene del mondo, divina,
fascinosa, virile, palestra di eroismo, madre di tutte le cose.
Sono tutti pazzi.
O sani da legare. |