San Paolo
riporta nelle sue lettere alcuni inni che molto probabilmente erano utilizzati, anche se
non esattamente nella forma in cui sono stati tramandati, nelle assemblee liturgiche dei
cristiani.
Nel capitolo 1° della lettera ai Colossesi troviamo uno splendido inno, in cui si celebra
la perfetta manifestazione di Dio in Cristo.
Il brano è introdotto dal rendimento di grazie, perché il Padre "ci ha messi in
grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce". È una bellissima descrizione
della condizione cristiana. Con il battesimo Dio, il Padre, ci rende partecipi della sua
luce immortale, cioè della sua stessa vita, facendoci suoi figli. I cristiani, nei primi
secoli, erano chiamati "illuminati", cioè figli della luce, avvolti e penetrati
dalla luce trasformante di Dio.
Il battesimo è, in tal modo, l'inizio del cammino di santità, che i cristiani sono
chiamati, con l'aiuto dello Spirito di Dio, a percorrere.
"È lui (Iddio) che ci ha liberati dal potere delle tenebre" (cioè dalla
condizione radicale di peccato e di lontananza da Dio) e "ci ha trasferiti nel regno
del suo Figlio diletto" (cioè, ci ha resi simili a Gesù, di cui condividiamo i
sentimenti, la vita, la condizione di figli).
Muovendo da questa mirabile azione dell'amore e della potenza di Dio, San Paolo passa a
celebrare la figura di Cristo, definito "immagine del Dio invisibile, generato prima
di ogni creatura". Essendo Gesù figlio eterno di Dio, nel momento in cui per
generazione umana entra nella storia, diventa la perfetta rivelazione di Dio, la
"visibilità" del Dio altrimenti invisibile.
Gesù, Verbo eterno del Padre, fatto uomo nel grembo di Maria, sta al centro, nel cuore,
della creazione e della redenzione.
1) Gesù al centro della creazione.
"Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui". È lui,
Gesù, il modello originario, il prototipo; lui è il fine, lo scopo di tutto ciò che
esiste in cielo e sulla terra.
È la stessa convinzione di fede espressa all'inizio del Vangelo di Giovanni, dove si
legge "che tutto è stato fatto per mezzo di lui (cioè del Verbo Figlio di Dio) e
senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste". Questo vuol dire che
l'uomo ritrova se stesso pienamente soltanto in Gesù e nel suo mistero pasquale. L'uomo
è illuminato, spiegato e motivato da Gesù e dalla sua esperienza storica fino alla
risurrezione dai morti e alla definitiva glorificazione in cielo.
In Gesù, il crocifisso risorto, trovano consistenza, saldezza, validità tutte le cose.
2) Gesù al centro della redenzione.
L'umanità è liberata dalla schiavitù del peccato, dell'egoismo, della violenza,
della morte, per mezzo della croce gloriosa di Cristo.
"Piacque a Dio di far abitare in lui (in Gesù) ogni pienezza e per mezzo di lui
riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per
mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli".
L'inno della lettera ai Colossesi presenta il Signore Gesù come redentore dell'uomo
peccatore e, nello stesso tempo, come "capo del corpo, cioè della Chiesa".
Con la sua morte e risurrezione Gesù restituisce all'uomo il suo stato originario e la
sua dignità di figlio, unendolo contemporaneamente a se stesso, come membro vivo del suo
corpo, in maniera indissolubile. Gesù non solo non ha mai lasciato soli i suoi discepoli
e l'umanità, ma è e resterà per sempre inscindibilmente unito a noi.
In maniera misteriosa, ma reale, Gesù forma con noi un solo corpo, per cui è il suo
Spirito a darci vita e vitalità, a sostenere il nostro cammino, a rendere possibile la
nostra piena maturazione. È lui la riconciliazione e la pace dell'umanità.
Leggiamo nel prefazio comune VII: "Nella pienezza dei tempi, o Padre, hai mandato il
tuo Figlio, ospite e pellegrino in mezzo a noi, per redimerci dal peccato e dalla morte; e
hai donato il tuo Spirito, per fare di tutte le nazioni un solo popolo nuovo, che ha come
fine il tuo regno, come condizione la libertà dei tuoi figli, come statuto il precetto
dell'amore".
Ecco descritta l'opera di Gesù nella sua progettazione e attuazione e nella prospettiva
in cui tutti siamo posti, se crediamo e con gioia e generosità, con perseveranza,
collaboriamo. |